“Un ravvedimento per accogliere lo straniero”
«Che la nostra coscienza abbia un sussulto di ravvedimento, di fronte a quanto accade alle porte della nostra casa, perché coloro che sono stranieri possano essere accolti, perché coloro che nascono su questa terra possano essere cittadini italiani, così come lo siamo noi, affinché realmente si faccia giustizia e verità nei confronti dei fratelli e delle sorelle che vengono dai Paese d’immigrazione».
Con questo monito deciso, venerdì sera nella chiesa sul mare di San Pietro Apostolo, l’arcivescovo di Pescara-Penne monsignor Tommaso Valentinetti ha aperto l’omelia della Veglia di preghiera in memoria dei morti in mare dal titolo “Morire di speranza”, ideata dalla Comunità di Sant’Egidio per fare memoria delle vittime dei tanti “viaggi della speranza” che non sono mai approdati sulle agognate coste italiane: «Morire di speranza – spiega Roberta Casalini, responsabile pescarese della Comunità di Sant’Egidio – è una contraddizione in termini, ma in realtà è una cosa drammatica che succede a tanti. Alla parola speranza non dovremmo accostare la parola morte, ma i termini vita, futuro, solidarietà e fratellanza».
Un’atmosfera di preghiera e raccoglimento ha dunque avvolto i tanti pescaresi, ma soprattutto i tanti immigrati intervenuti, più fortunati perché proprio a Pescara sono riusciti a dare una svolta alla propria vita: «Io – racconta Luigi Sillos, emigrato dall’Etiopia – ho provato la libertà, la democrazia e la fortuna di poter lavorare e vivere una vita normale. Auguro la stessa accoglienza a chi arriverà».
Ma proprio la cultura dell’accoglienza, oggi, rappresenta la nota dolente simboleggiata nelle candele accese, durante la celebrazione, in ricordo delle vittime, mentre le parole dell’arcivescovo Valentinetti scuotevano le coscienze della politica: «Possiamo dire personalmente – esorta il presule -, ma anche a coloro che sono i rappresentanti della nostra cosa pubblica, che stiamo facendo sentire la nostra voce perché nessuno opprima lo straniero che venga accolto su questa terra dato che noi italiani, prima di loro, abbiamo già vissuto l’esperienza di non essere accolti».
E alcuni politici, come il consigliere regionale Nicoletta Verì, il consigliere comunale Marco Alessandrini ed il vice sindaco di Pescara Berardino Fiorilli, hanno scelto di partecipare alla veglia lasciandosi interrogare: «Non voglio fare demagogia – sottolinea Fiorilli -, ma occorre stabilire regole precise e di buon senso per assicurare una vita dignitosa a chi arriva, senza gesti discriminatori». La liturgia si è poi conclusa con una toccante fiaccolata, culminata sulla spiaggia antistante la “Nave di Cascella” per affidare al mare un’ultima preghiera.