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“Da audaci sognatori torniamo ad essere testimoni di una fede pura”

"Non possiamo lasciarci passare sulla testa i politici di lungo corso - ribadisce l'arcivescovo Valentinetti - che continuano a dire “Si vis pacem, para bellum” (Se vuoi la pace, prepara la guerra). No, noi diciamo no, noi diciamo sì alle trattative. Noi diciamo sì a sederci a dei tavoli nel riconoscere la possibilità che si può parlare e si deve parlare"

Lo ha affermato ieri sera l’arcivescovo Valentinetti, presiedendo la messa crismale nella Cattedrale di San Cetteo a Pescara

L'arcivescovo Valentinetti alita sull'olio del crisma per consacrarlo
L’olio donato dalla Polizia di Stato e miscelato dall’arcivescovo Valentinetti

Anche quest’anno – come accaduto anche nelle altre Chiese d’Italia – l’olio ricavato dagli ulivi piantati a Capaci (Palermo), in memoria della strage mafiosa del 23 maggio 1992 in cui morirono il magistrato Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti di scorta Antonio Montinaro, Rocco Dicillo e Vito Schifani, è stato donato dalla Polizia di stato – attraverso due agenti della Questura di Pescara – all’arcivescovo di Pescara-Penne monsignor Tommaso Valentinetti che l’ha miscelato nella consacrazione degli olii sacri: il crisma (usato nei sacramenti del battesimo, della cresima, dell’ordinazione dei presbiteri e dei vescovi, nonché per la consacrazione della chiesa e dell’altare) che il presule ha consacrato con l’alito, l’olio dei catecumeni (usato nel battesimo) e l’olio degli infermi (usato per l’unzione dei malati). È stato questo il fulcro della messa crismale, animata dal Coro diocesano diretto da Roberta Fioravanti, presieduta ieri sera in una Cattedrale di San Cetteo gremita dai fedeli giunti da ogni parrocchia della Chiesa di Pescara-Penne.

All’inizio della liturgia eucaristica, concelebrata dal nuovo vicario generale dell’Arcidiocesi di Pescara-Penne don Amadeo José Rossi e dal suo predecessore – nonché parroco della Cattedrale di San Cetteo – monsignor Francesco Santuccione (entrambi ringraziati per il servizio svolto) – oltre che dai sacerdoti diocesani che hanno rinnovato le promesse sacerdotali, l’arcivescovo Valentinetti ha ricordato l’alto significato di questa celebrazione: «Rinnoviamo i vincoli di comunione tra vescovo, presbiteri e diaconi e popolo santo di Dio – premette il presule –.Ricerchiamo le vie della vera evangelizzazione, ricerchiamo le vie della pace, ricerchiamo la possibilità di essere nuovamente unti dalla grazia dello Spirito Santo perché faccia di noi il suo popolo, la gente santa, il popolo di sua conquista».

L’arcivescovo Valentinetti pronuncia l’omelia

Quindi l’omelia, all’inizio della quale l’arcivescovo di Pescara-Penne ha salutato il vescovo emerito di Sulmona-Valva monsignor Giuseppe Di Falco – impossibilitato a partecipare a causa di un’indisposizione – e richiesto una preghiera per i due diaconi Antonio Elia Pirro e Matteo Mosca che verranno ordinati sacerdoti il 29 giugno prossimo, nell’ambito della quale monsignor Valentinetti è ripartito dall’approfondimento delle letture del giorno: «La pagina del profeta Isaia e la pagina del Vangelo – afferma –, sintetizzano molto bene il cammino pastorale di Gesù di Nazareth, sotto la grazia e la forza dello Spirito Santo. In maniera più dispiegata, la parola di Isaia “l’anno di grazia del Signore, la scarcerazione dei prigionieri, la libertà degli schiavi, fasciare le piaghe dei cuori spezzati, un lieto annunzio ai miseri, corona invece che cenere, olio di letizia invece che abito da lutto”. E per partecipazione io vescovo, noi sacerdoti e diaconi, viviamo questa stessa dimensione sotto la grazia dello Spirito. Ma sarei ingiusto se non dicessi che anche voi, carissimi fratelli, carissime sorelle, siete popolo Santo di Dio, siete quella gente santa, quel popolo di sua conquista che sotto la grazia dello Spirito, vivete la stessa dimensione di pastoralità, di annuncio del Vangelo, così come Gesù l’ha voluto e così come Gesù l’ha incarnato e l’ha predicato “Oggi si realizza questa scrittura nella nostra vita, voi che ascoltate”. E quell’oggi dura ancora. Ma l’abbiamo fatto sempre bene? Siamo coscienti che questa è la nostra chiamata, la nostra vocazione? Siamo stati fedeli a questo mandato? Certo, la prima risposta è mia, poi dei confratelli sacerdoti, dei diaconi, dei ministri nella Chiesa, ma è di tutto il popolo di Dio. Eppure stiamo avvertendo, non bisogna avere reticenze nel dirlo, che il Vangelo fa fatica ad essere consegnato, ad essere trasmesso, che la testimonianza cristiana – la quale dovrebbe essere la prima realtà – per una comunicazione della fede oggi stenta. Stenta negli adulti, c’è una inchiesta di un sociologo che dice che le donne sono quelle che maggiormente abbandonano la fede, non me ne vogliano le donne presenti e stentano i giovani, stentano i ragazzi e molte volte ci chiediamo che senso ha vivere i sacramenti, che senso ha essere ancora annunciatori di questa verità profonda? Gesù Cristo, la salvezza del mondo, Colui che viene sulle nubi e ogni occhio lo vedrà, Colui che è l’alfa e l’omega, Colui che era e che viene, Colui che è l’onnipotente. Ci crediamo ancora o sono solo parole vuote?».

Da qui un invito forte, rivolto dall’arcivescovo in particolare ai sacerdoti, alle parrocchie e ai movimenti ecclesiali: «In questi giorni, preparando questo momento di omelia – confida Valentinetti -, mi sono detto “Mercoledì sera ci sarà la mia famiglia riunita. Ci saranno i miei preti, ci saranno i miei diaconi, ci sarà la mia gente, ci saranno i seminaristi, i ministri. Saremo tutti insieme, certo non la totalità, per rappresentanza, ma siamo qui“. E allora, permettetemi di sognare. Permettetemi di avere uno slancio in avanti, per sognare come far sì che questo Vangelo possa ritornare ad essere nel cuore, nella mente, nelle labbra, nella vita di tanti fratelli, di tante sorelle che pur stanno disertando le nostre assemblee. E allora, cari fratelli sacerdoti, credo che il primo sogno che mi viene da fare questa sera è che ci dobbiamo volere bene, perché è la prima testimonianza che possiamo dare al popolo di Dio e a chi è lontano dalla fede. Se non ci vogliamo bene, se molto spesso ci critichiamo vicendevolmente, se facciamo fatica a dirci la verità apertamente, senza reticenze, senza mezzi termini, perché abbiamo paura gli uni degli altri e abbiamo paura molte volte dei giudizi vicendevoli, non stiamo facendo un buon servizio e soprattutto non stiamo sognando, perché questo è il tempo di sognare. Questo è il tempo in cui in audaci sognatori possiamo riessere di nuovo testimoni di una fede pura. E poi, oltre che volerci bene, essere appassionati per l’unità. , appassionati per il nostro ministero dando tutto, senza riserve, senza pensare che abbiamo bisogno di riposare. Senza riserve, ma con gioia, con amore, trovando gli spazi per una quiete necessaria, ma sapendo che la passione dell’unità la dobbiamo trasferire a questo popolo Santo di Dio e, particolarmente, alle parrocchie. Troppo campanile tra parrocchia e parrocchia, troppo campanile tra movimento e movimento, tra movimenti e parrocchie. Dobbiamo reintegrarci, dobbiamo risentire l’afflato di un’unità che fa di noi una cosa sola. È un sogno. Siamo legati da tante situazioni storiche che ci che ci impediscono molte volte questo percorso, ma dobbiamo riavere una passione per l’unità. Lo dico in modo particolare anche per i movimenti che conosco, i quali stanno vivendo sicuramente anche loro un momento di difficoltà. Ma integriamoci, sentiamoci in Chiesa locale perché la essa vi vuole bene, vi apprezza, vi ammira, vi stima. E parrocchia e movimenti una cosa sola dentro una storia per edificare un popolo santo».

Una parte dei sacerdoti concelebranti

Inoltre monsignor Tommaso Valentinetti sogna, per il futuro prossimo, un rilancio della comunicazione della fede: «Che deve passare – rimarca l’altro prelato – attraverso lo spezzarsi della Parola. Artigiani della parola nella semplicità della nostra piccolezza, ma tutti artigiani della parola. Il buon cardinale Carlo Maria Martini, in una delle sue ultime interviste, disse cose terribili. Il 2% dei cristiani cattolici hanno letto la Bibbia. La Sacra scrittura è il nostro pane quotidiano, è il nostro trovarci insieme in famiglia, in piccoli gruppi, per essere capaci di ricomunicare la fede che ridoni dentro una liturgia. Una liturgia bella, una santa, bella come quella di questa sera, sempre armoniosa, sempre precisa, mai sciatta, mai in fretta. Una liturgia che sia l’eterna lode e il ringraziamento a Dio, che ci fa una cosa sola. Comunicazione della fede soprattutto agli adulti, che ne hanno bisogno, perché viviamo in un mondo senza adulti. Comunicazione della fede ai giovani».

Un discorso a parte merita, poi, la comunicazione della fede ai seminaristi che si preparano a diventare presbiteri: «Seminari – auspica il presule -, e questo non dipende solo da noi ma speriamo che il Sinodo ci dia un cammino deciso, che siano più formatori di umanità, più che formatori di addetti del sacro. Non ne abbiamo bisogno di addetti del sacro, abbiamo bisogno di sacerdoti futuri e il futuro è vostro carissimi giovani sacerdoti, esperti in umanità, esperti nell’incontro con la persona dell’incontro con l’uomo. Quindi dentro una storia viva e, soprattutto, dentro comunità ecclesiali. Non in “incubatrici” dove potete essere tenuti al riparo da qualunque difficoltà, ma dentro una storia che fa di noi realmente capaci di relazionarci con un mondo che non è più quello di una volta, ma che è totalmente cambiato».

I fedeli che hanno gremito la Cattedrale di San Cetteo

E ancora l’arcivescovo Valentinetti sogna una Chiesa capace di profezia: «, di profezia – sottolinea -, specialmente in questo momento di profezia per la pace. L’ho detto anche domenica scorsa, schieriamoci per la pace! Facciamo eco alle parole del Papa per la pace. Non possiamo lasciarci passare sulla testa i politici di lungo corso che continuano a dire “Si vis pacem, para bellum” (Se vuoi la pace, prepara la guerra). No, noi diciamo no, noi diciamo sì alle trattative. Noi diciamo sì a sederci a dei tavoli nel riconoscere la possibilità che si può parlare e si deve parlare. E poi, di fronte alla sfida del bene comune, una profezia ancora più incalzante e soprattutto una profezia sulla salvaguardia del creato. Tutto questo è ripreso da Papa Francesco nella Laudato si’, nell’ecologia integrale. Ma anche su questo dovremmo applicarci un po’ di più come comunità cristiane e studiare le parole di questo Papa profeta».

E infine un pensiero rivolto alla Chiesa tutta: «Uomini e donne, presbiteri, diaconi, laici – esorta l’arcivescovo di Pescara-Penne – capaci di misericordia, capaci di fraternità, capaci di paternità e di maternità. “Misericordia io voglio e non sacrifici. Non sono venuto per chiamare i giusti, ma i peccatori”. Non discriminiamo i peccatori, amiamoli e facciamo sì che nel cammino della vita possano scorgere, dentro la storia di questa Chiesa, un barlume di speranza, un barlume di luce, un barlume di misericordia. Amen».

LA CATTEDRALE DI SAN CETTEO SI RINNOVA

La sede episcopale da ristrutturare

Al termine della santa messa crismale, monsignor Tommaso Valentinetti ha anche fatto un annuncio riguardante la Cattedrale di San Cetteo: «Prossimamente – rende noto il presule – in Cattedrale inizieranno i lavori di ristrutturazione dei luoghi liturgici. Come vedete io sto in una sede che non è una sede, è troppo lontana dal popolo di Dio; l’ambone è un leggìo, non è un ambone. Allora abbiamo pensato di riarmonizzare tutti i luoghi liturgici. Abbiamo avuto i permessi della Soprintendenza, abbiamo avuto il permesso della Commissione d’arte sacra, il Collegio dei consultori a si è riunito più volte. E valorizzeremo anche il battistero, collocandolo in una posizione in modo tale che possa essere usato per i battesimi. Quindi, forse, nei prossimi mesi ci sarà un po’ di trambusto qui in Cattedrale. Ma è un adeguamento liturgico che si sta facendo in tutte le cattedrali d’Italia e si deve fare anche in questa. Vorrei fare questo dono alla Chiesa locale di Pescara-Penne prima di andare in pensione, se il Signore me lo concederà».

About Davide De Amicis (4373 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985, laureato in Scienze della Comunicazione all'Università degli Studi di Teramo, è giornalista professionista. Dal 2010 è redattore del portale La Porzione.it e dal 2020 è direttore responsabile di Radio Speranza, la radio della Chiesa di Pescara-Penne. Dal 2007 al 2020 ha collaborato con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato è stato direttore responsabile della testata giornalistica online Jlive radio, ha collaborato con Radio Speranza, scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" e sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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