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Beato Jose Gregorio Hernandez: festa a Pentecoste per il medico dei poveri

Egli offrì la sua vita a Dio in cambio della fine della prima guerra mondiale: "Il giorno della firma del trattato di Versailles, il 28 giugno 1919 - narra don Gerardo Camacho Riceño -, lui era andato in Chiesa come tutte le mattine, aveva ricevuto l’Eucarestia e aveva chiesto a Dio di prendere la sua vita in cambio della fine della guerra... Il giorno dopo, il 29 giugno 1919, morì investito da un’automobile. Papa Francesco lo ha nominato patrono della nuova facoltà di Scienze per la pace della Pontificia Università Lateranense"

L’arcivescovo Valentinetti presiederà una messa alle 18.30, nella cattedrale di San Cetteo, con la comunità italo-venezuelana

Il beato José Gregorio Hernández - Foto Sir

La comunità italo-venezuelana dell’Arcidiocesi di Pescara-Penne festeggerà Jose Gregorio Hernandez, con una santa messa in azione di grazia per la sua beatificazione avvenuta lo scorso 30 aprile, domenica 23 maggio 2021 nel giorno di Pentecoste. Sarà l’arcivescovo monsignor Tommaso Valentinetti a presiedere la liturgia eucaristica, presso la Cattedrale di San Cetteo, alle ore 18:30.

«Lui era un uomo di lavoro a cui piaceva aiutare la gente». Così lo presenta don Gerardo Camacho Riceño, vicario parrocchiale della Chiesa di San Flaviano vescovo di Basciano (Te), originario della diocesi del beato. Egli non si è limitato allo svolgimento della professione medica, ma l’ha resa anche un atto di solidarietà verso i più bisognosi. Infatti offriva medicine e cure gratuite a chi non poteva permettersele. Il dottor Hernandez, aggiunge don Gerardo, «era anche un uomo profondamente cristiano. Ogni mattina partecipava alla celebrazione dell’Eucarestia e dopo andava a svolgere il suo lavoro di medico. Nonostante i suoi studi scientifici e il suo lavoro di medico, era un uomo che sentiva una forte chiamata alla vita religiosa, tanto che per due volte tenta di perseguire il suo sogno di diventare sacerdote, ma i numerosi imprevisti lungo il percorso gli fecero comprendere che doveva rinunciare al sacerdozio e che la sua vocazione consisteva nell’esercizio della professione medica, prestando maggior riguardo ai poveri. L’importanza della sua beatificazione sta nel fatto che lui prima è stato conosciuto come un bravo medico e un bravo professore, ma è stato anche un bravo cristiano con una forte testimonianza di vita per i ricchi e per i poveri».

Una beatificazione, quella di Jose Gregorio Hernandez, molto importante per il popolo Venezuelano: «La sua fama di santità si è avvertita quasi subito – spiega don Gerardo -. Il popolo Venezuelano si rivolge al dottor Hernandez per chiedere guarigioni e per chiedere la liberazione del Venezuela, ma non solo. Guardare a lui è un segno di speranza e di fede, perché egli è riuscito a testimoniare il Vangelo delle Beatitudini. È riuscito non soltanto a lavorare come medico, ma anche a lavorare per la costruzione del regno di Dio in Venezuela. La devozione per il dottor Hernandez adesso si è estesa anche in tanti altri Paesi del mondo, perché a causa di questa situazione politica difficile in Venezuela sono emigrati circa 5 milioni di cattolici in tanti posti del mondo e questo vuol dire che, grazie a loro, tanti hanno conosciuto questo amore, questa devozione al dottor Hernandez».

Questa beatificazione però non è importante solo per il popolo Venezuelano, ma anche per il resto del mondo. Infatti egli offrì la sua vita a Dio in cambio della fine della prima guerra mondiale, come racconta anche don Gerardo: «Il giorno della firma del trattato di Versailles, il 28 giugno 1919 – narra il presbitero -, lui era andato in Chiesa come tutte le mattine, aveva ricevuto l’Eucarestia e aveva chiesto a Dio di prendere la sua vita in cambio della fine della guerra. Una volta appresa la notizia della firma del trattato lui era molto felice, tanto che la gente che lo incontrava per strada gli chiedeva il motivo di tanta felicità e lui gli rispondeva che aveva chiesto a Dio di porre fine alla Guerra in cambio della sua vita. Il giorno dopo, il 29 giugno 1919, morì investito da un’automobile. Per questo motivo, Papa Francesco lo ha nominato patrono della nuova facoltà di Scienze per la pace della Pontificia Università Lateranense».

GIORGIA D’ONOFRIO

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