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“La carità non è delegabile, è personale. Saremo giudicati su questo”

"Dobbiamo pregare – precisa monsignor Valentinetti -, dobbiamo celebrare l’eucaristia tutte le domeniche, dobbiamo ascoltare la Parola tutte le volte che è possibile farlo, ma dobbiamo ricordare che non saremo giudicati sul numero di messe che avremo ascoltato, ma sull’amore. Il Vangelo è questo. Che il Signore ci dia la sapienza necessaria per vivere nella carità"

Lo ha affermato domenica l’arcivescovo Valentinetti, presiedendo la messa nella quinta Giornata mondiale dei poveri

Monsignor Tommaso Valentinetti, arcivescovo di Pescara-Penne, pronuncia l'omelia

«La Chiesa dovrebbe essere povera, ma molte volte vive una contraddizione in questo non avere per dare e non avere e non avere per non avere potere. Chiediamo al Signore che ci faccia condividere sempre più con i fratelli che sono nel bisogno e chiediamo al Signore che possiamo imparare da loro che cosa significhi “Misericordia io voglio”». Con queste parole, con questo auspicio, l’arcivescovo di Pescara-Penne monsignor Tommaso Valentinetti ha aperto la messa presieduta la scorsa domenica, nella Cattedrale di San Cetteo a Pescara, in occasione della quinta Giornata mondiale dei poveri.

Corrado De Dominicis, direttore della Caritas diocesana di Pescara-Penne

Una liturgia introdotta dalla riflessione del direttore della Caritas diocesana di Pescara-Penne, Corrado De Dominicis: «Cari fratelli e sorelle – afferma -, celebriamo oggi in comunione con tutta la Chiesa la quinta Giornata mondiale dei poveri. Papa Francesco ci ricorda, con le parole dell’evangelista Marco, “I poveri li avete sempre con voi”. Invochiamo oggi il Signore per il dono dell’accoglienza, per promuovere lo sviluppo integrale della persona umana, per educare alla cura dell’altro, alla solidarietà e alla prossimità familiare».

Nell’omelia, l’arcivescovo Valentinetti ha meditato innanzitutto il Vangelo della trentatreesima domenica del tempo ordinario: «La liturgia – afferma il presule – ci fa pensare ad un evento che ci sembra sempre troppo lontano, ma che potrebbe essere anche molto vicino, ovvero il ritorno di Cristo nella gloria quando Egli verrà a giudicare i vivi e i morti, verrà a fare il giudizio. E quest’ultimo, viene anche descritto con accenti molto catastrofici, difficili da capire, ma era un linguaggio che serviva per farsi capire primariamente dalle persone a cui erano dirette queste pagine dei profeti e dei Vangeli. Perché anche questo Vangelo la dice lunga. “In quei giorni, dopo quella tribolazione, il sole si oscurerà, la luna non darà più la sua luce e addirittura le stelle cadranno dal cielo e le potenze che sono nei cieli saranno sconvolte”. Che paura! Specialmente in questo tempo in cui viviamo un clima incerto. Uno ci pensaSarà arrivata davvero la fine? Nessuno lo sa e se qualcuno vi dice che lo sa, non gli credete. “Quanto a quel giorno e a quell’ora nessuno lo sa”, né gli angeli del cielo e addirittura Gesù dice di se stesso ‘Non lo so nemmeno io quando dovrò tornare, eccetto il Padre’. Come Dio ha creato all’inizio tutte le cose, Dio Padre ricreerà cieli nuovi e terra nuova, quando Lui vorrà e solo quando Lui vorrà e ci sarà il giudizio».

A questo punto, nel frattempo, l’arcivescovo di Pescara-Penne ha ricordato cosa spetta di fare a noi uomini e donne sulla terra: «Ci spetta di fare previsioni? – si interroga – Ci spetta di metterci in angoscia? Di metterci in allarme? Di non operare più perché domattina può succedere la fine del mondo? No. Ci spettano tre compiti, il primo dei quali è quello di essere vigilanti. Cioè essere ulteriormente unificati per essere vigilanti. Vigilanti per corsa? Per vivere i comandamenti del Signore e soprattutto vigilanti, perché cielo e terra passeranno, ma le Sue parole non passeranno. Vigilanti per ascoltare sempre la Parola del Signore, che è la nostra forza, la nostra sicurezza, la nostra certezza. Vigilanti, e questo è il secondo compito, per non interessarci troppo e con troppo coinvolgimento personale alle cose penultime, per interessarci alle cose ultime. Ovvero al Regno dei cieli, quando potremo vedere Dio faccia a faccia».

I partecipanti alla santa messa

A questo punto, monsignor Tommaso Valentinetti ha richiamato i fedeli a fare un esame di coscienza, tornando sul tema di giornata: «Diciamoci la verità – osserva -, noi siamo molto più interessati alle cose penultime, perché non c’è equità sulla faccia della terra, perché gli uomini di questo mondo pensano solo ai loro interessi personali, perché la finanza e l’economia dominano il pianeta e i popoli poveri, oggi, non riescono ad emergere dalla palude delle loro fatiche. Perché nella nostra società ci sono tante disuguaglianze? Perché ci sono persone che non hanno lavoro? Perché ci sono ammalati che non riescono a curarsi? Pensiamo troppo alle cose penultime, più che alle cose ultime. E la terza cosa che ci spetta di fare sempre, è ricordare che il comandamento dell’amore che il Signore ci ha lasciato, non è delegabile ad altri. Questa mattina è presente la Caritas diocesana. La Carità non è delegabile alla Caritas, che opera, agisce, fa opere segno, si impegna ad organizzare quello che può organizzare, ma la carità è personale. Nessuno di noi è dispensato da essa “Quando avevo fame mi hai dato da mangiare, quando avevo sete mi hai dato da bere, quando ero nudo mi hai vestito, malato e mi hai visitato, carcerato e ti sei preso cura di me, straniero e mi hai ospitato”. Quando hai fatto tutto questo? Ma non la Caritas, non i sacerdoti, tu! E io sacerdote e io vescovo, perché l’esame di coscienza vale anche per me. Tu lo devi fare, non gli altri. E allora, “quando hai fatto tutto questo ad uno dei miei fratelli più piccoli, lo hai fatto a me. E se non l’hai fatto, non l’hai fatto a me”. Lì saremo giudicati, questo è il giudizio».

Da qui la conclusione del presule: «Dobbiamo pregare – precisa -, dobbiamo celebrare l’eucaristia tutte le domeniche, dobbiamo ascoltare la Parola tutte le volte che è possibile farlo, ma dobbiamo ricordare che non saremo giudicati sul numero di messe che avremo ascoltato, ma sull’amore. Il Vangelo è questo. Che il Signore ci dia la sapienza necessaria per vivere nella carità».

About Davide De Amicis (3929 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985, laureato in Scienze della Comunicazione all'Università degli Studi di Teramo, è giornalista professionista. Dal 2010 è redattore del portale La Porzione.it e dal 2020 è direttore responsabile di Radio Speranza, la radio della Chiesa di Pescara-Penne. Dal 2007 al 2020 ha collaborato con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato è stato direttore responsabile della testata giornalistica online Jlive radio, ha collaborato con Radio Speranza, scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" e sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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