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Lavoro: “Fare un esame di coscienza e trovare condizioni giuste per tutti”

"È necessario svolgere - esorta Giuseppe Di Donato, membro della Commissione sinodale diocesana sul Lavoro - un lavoro di prevenzione e di educazione, per diffondere la cultura della prevenzione sulla sicurezza del lavoro a partire dall’ambito scolastico. Fin dai primi anni è bene che si cresca, cercando di essere consapevoli di cosa significa rischiare di incorrere in incidenti"

L’invito lanciato da don Antonio Del Casale, direttore della Pastorale del Lavoro della Chiesa di Pescara-Penne, nella Giornata del Lavoro

Don Antonio Del Casale, direttore dell‘Ufficio diocesano di Pastorale del Lavoro

In occasione della Giornata per il lavoro di domenica 1 maggio, la Conferenza episcopale italiana ha voluto riflettere sul tema “La vera ricchezza sono le persone. Dal dramma delle morti sul lavoro alla cultura della cura”. Un tema drammaticamente attuale, considerando che nel primo quadrimestre del 2022 i morti sul lavoro hanno già raggiunto quota 190, praticamente 2 morti al giorno. Cifre drammatiche che si contano da anni sempre di più e che sono ben presenti nel cuore e nella mente di Papa Francesco il quale, lo scorso 20 gennaio nel corso di un’udienza concessa all’Associazione nazionale costruttori edili, ha rivolto un monito preciso: «La vera ricchezza sono le persone – ricorda -. Senza di esse non c’è comunità di lavoro, non c’è impresa, non c’è economia. La sicurezza dei luoghi di lavoro significa custodia delle risorse umane, che hanno valore inestimabile agli occhi di Dio e anche agli occhi del vero imprenditore».

Una riflessione che deve scuotere la coscienza di tutti, datori di lavoro e lavoratori, ed è risuonata forte anche nella Chiesa di Pescara-Penne dove – in questi giorni – il direttore della Pastorale sociale e del Lavoro don Antonio Del Casale, attraverso i microfoni di Radio Speranza, si è confrontato con il componente della commissionale sinodale diocesana sul Lavoro Giuseppe Di Donato sull’argomento: «Siamo arrivati alla centonovantesima vittima nei primi quattro mesi del 2022 – ricorda don Antonio Del Casale -, dopo i 1.221 morti del 2021 con una media giornaliera di quasi tre morti. Finora quest’anno, considerando i giorni lavorativi, si contano già 2 morti al giorno in Italia, oltre agli altri incidenti, i dati sui contagi e le mattie professionali aumentati a dismisura. Così i vescovi hanno voluto farci riflettere su quanto sia importante che alle conseguenze della crisi economica, non si vadano ad aggiungere dei drammi e delle morti che non dovrebbero esserci, perché il valore umano è l’unico capitale che rappresenta la vera ricchezza. Ecco perché chiedono di passare alla cultura della cura. La vera ricchezza sono le persone, lo ricordava Papa Francesco. La vera ricchezza sono le persone. Noi dobbiamo pensare al lavoro non mirando al profitto, ma alla sicurezza di tutti perché quel lavoro è per quelle persone, per quelle famiglie, lo strumento per edificare l’umanità, portare avanti la creazione – come ci ricordava Papa Giovanni Paolo II – ed essere protagonisti della storia».

Giuseppe Di Donato, membro Commissione sinodale diocesano

Ma il contesto lavorativo attuale è ancora distante dal raggiungere questo obiettivo: «Il quadro che emerge – approfondisce Giuseppe Di Donatoè che è indispensabile una corresponsabilizzazione sia da parte dei datori di lavoro sia dei lavoratori stessi, perché accadono degli incidenti sul lavoro e le denunce infortunistiche che vengono fatte all’Inail sono allarmanti. Nel primo bimestre del 2022 sono state effettuate 121.994 denunce di infortuni, a fronte di una situazione 2021 di 82.634, con un incremento del 47%. Ciò corrisponde a 114 morti sul lavoro nel primo bimestre del 2022, rispetto ai 104 dello stesso periodo del 2021 e ai 108 dello stesso periodo 2020. È un dato incrementale. È anche vero che non si tratta solo di infortuni sul lavoro, ma anche di quelli in itinere mentre si va a lavorare. Ed è una questione ancora più allarmante, perché in questo caso entrano in gioco anche le questioni legate all’orario di lavoro, ma anche alla dignità del lavoro e della persona. Il mondo imprenditoriale, sicuramente, la questione se la pone. E poi vanno considerate le morti sul lavoro che avvengono in situazioni irregolari, nel lavoro nero, e gli incidenti agricoli. Sono 46 i morti sul lavoro in agricoltura in questo primo quadrimestre del 2022. Ecco perché l’Inail non fa altro che emettere avvisi e bandi, per consentire alle imprese di attuare dei programmi di prevenzione degli infortuni sul lavoro, così da educare il lavoratore al rispetto delle norme in quanto accade anche che ci sia un po’ di negligenza, non pensando ai rischi reali che si corrono, al di là di quelle che sono poi le problematiche connesse alla manutenzione delle macchine. Da questo punto di vista, i settori più in difficoltà sono quelli delle costruzioni, dei trasporti e della logistica. I dati, tra l’altro, non tengono conto nel Covid, perché nella sanità – nel periodo pandemico – sono cresciuti gli infortuni e i morti. In tutto questo, però, per l’Abruzzo – al momento – la situazione non è eccessivamente allarmante viste le sole due vittime sul lavoro (in agricoltura) in questa prima parte del 2022. E ci sono anche le morti da parte di lavoratori autonomi. Anche per questo, è necessario svolgere un lavoro di prevenzione e di educazione, per diffondere la cultura della prevenzione sulla sicurezza del lavoro a partire dall’ambito scolastico. Fin dai primi anni è bene che si cresca, cercando di essere consapevoli di cosa significa rischiare di incorrere in incidenti».

Intanto anche la Conferenza episcopale italiana, attraverso il suo messaggio per la Giornata dei lavoratori, ha fatto un appello a tutti “gli attori della prevenzione” per contribuire al contrasto degli eventi infortunistici: «È importante anche per dare una dignità migliore, più alta dei lavoro – sottolinea il direttore della Pastorale sociale e del Lavoro dell’Arcidiocesi di Pescara-Penne -. I vescovi ci ricordano, ma è stato uno dei temi dell’ultima Settimana sociale dei cattolici italiani di Taranto, la necessità di sconfiggere il caporalato, il lavoro nero, quelle situazioni dove mancano i diritti e i lavoratori sono schiavi e non fratelli e lavoratrici sono schiave e non sorelle. Questa della promozione della donna in ambito professionale, è senz’altro un altro dei ritardi della nostra società italiana. La donna, spesso, non ha la stesso stipendio degli uomini a parità di lavoro, non ha la certezza di mantenere il lavoro dopo una gravidanza. Molte, anche per questo, sono impaurite e non portano avanti la gravidanza proprio per non perdere il posto di lavoro. Quello che Papa Francesco, attraverso l’Evangelii Gaudium, ci chiedeva di vivere come lavoro libero, creativo, partecipativo, solidale, in tanti settori, specialmente nel lavoro femminile, deve ancora realizzarsi. Su questo davvero c’è da riflettere e fare un esame di coscienza ed essere più consapevoli, come imprenditori e lavoratrici, di realizzare le condizioni giuste e dignitose per il lavoro di tutti».

Nella giornata dei lavoratori, essendo coincisa con la domenica, l’Ufficio diocesano di Pastorale sociale e del lavoro ha sensibilizzato i fedeli sul tema attraverso due intenzioni di preghiera, che i parroci hanno inserito nella preghiera dei fedeli: «Così da pregare per il mondo del lavoro – precisa don Antonio – e per tutte le famiglie che hanno subìto una morte sul lavoro. Le comunità cristiane dovrebbero essere sensibilizzate di più. Nel lavoro sinodale, sicuramente, ci è stato chiesto una maggiore capacità di ascolto a livello comunitario e sul mondo del lavoro, anche come parrocchie, dovremmo ascoltare maggiormente le esigenze che emergono».

Da qui l’auspicio affinché le cose possano migliorare concretamente: «Ad ogni livello  – rilancia Di Donato – bisogna rimettere al centro la dignità della persona umana. Il mondo del lavoro rappresenta la principale occasione per coniugare le esigenze dei datori di lavoro e dei lavoratori. Ciò che è emerso, nella consultazione sinodale, è che bisogna sforzarsi di raccogliere le esigenze – che non sono solo quelle di lavoro da parte di chi si trova nel mondo del lavoro o di chi ci sta entrando – nel senso di favorire il benessere lavorativo. Situazioni di oppressione, che mettono in difficoltà il lavoratore, vanno superate quando c’è il dialogo e la comprensione reciproca, fermo restando il senso di responsabilità che tutti devono avere. A partire dalla crisi economico-finanziaria del 2008 fino alla guerra attuale, passando per la pandemia, si è generata la piaga delle aziende che chiudono in tutti i settori. Al 31 marzo 2022, in Abruzzo, 319 imprese hanno cessato l’attività tra imprese individuali ed srl. La tendenza è estremamente allarmante. Anche un’azienda simbolo abruzzese come la Brioni roman style di Penne (Pescara), una volta passata ad un gruppo francese, si è trovata in difficoltà e 321 lavoratori sono considerati in esubero. È vero che, a livello nazionale, si pensa di attenuare i danni a carico dei lavoratori con gli ammortizzatori sociali e con programmi di formazione, ma il dato di fatto è che riconvertirsi e trovare un’altra occupazione è tutt’altro che scontato. E poi c’è il problema della delocalizzazione. La Riello di Cepagatti (Pescara) ha chiuso, con i 71 dipendenti a casa, perché ha scelto di delocalizzare in Paesi in cui i costi di produzione sono più bassi. C’è la necessità di fare un esame coscienza da parte di tutti, affinché non vengano sprecato le risorse a disposizione del lavoro. E che, come si è verificato nel caso dell’azienda Oms, si è costituita una cooperativa interna tra i lavoratori a fronte di una crisi aziendale. Questo è un fatto positivo, perché denota anche uno spirito cooperativistico tra i lavoratori stessi che, a fronte di crisi aziendali, si organizzano per subentrare al loro datore di lavoro che – di fronte a criticità – non riesce più a far fronte agli impegni presi. Ciò non è affatto scontato, ma può essere una strada percorribile soprattutto nelle realtà medio-piccole, per consentire il proseguimento e la salvaguardia dei posti di lavoro».

Infine l’augurio di don Antonio Del Casale  a tutti i lavoratori: «Che davvero – conclude – si possa passare alla cultura della cura, all’attenzione del lavoratore per quello che fa e della sua incolumità, ma soprattutto dei datori di lavoro e della società intera sul mondo del lavoro, perché esso è qualcosa di sacro per la persona, l’umanità, per collaborare con Dio a portare avanti la creazione».

L’intervista trasmessa da Radio Speranza
About Davide De Amicis (3876 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985, laureato in Scienze della Comunicazione all'Università degli Studi di Teramo, è giornalista professionista. Dal 2010 è redattore del portale La Porzione.it e dal 2020 è direttore responsabile di Radio Speranza, la radio della Chiesa di Pescara-Penne. Dal 2007 al 2020 ha collaborato con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato è stato direttore responsabile della testata giornalistica online Jlive radio, ha collaborato con Radio Speranza, scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" e sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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