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“Vogliamo affidarci a Maria, ma come lei dobbiamo vivere gioia e dolore”

"La paura è opera del demonio, non ve lo scordate questo! - ammonisce l'arcivescovo Valentinetti -. E non ho paura nemmeno di vivere questo tempo. Anzi, questo è un tempo bello nonostante le fatiche, le inquietudini e le difficoltà che vi ho descritto. Ed è un tempo bello ancor più per la Chiesa, per Papa Francesco. Preghiamo per lui, che ci sta dando vigore, forza, e ci sta dicendo “Percorrete le vie di un Sinodo: comunione, partecipazione e missione. E rinnovate la Chiesa, perché la Chiesa è vostra ed è bella”

Lo ha affermato ieri l’arcivescovo Valentinetti, presiedendo la messa in onore della Madonna dei sette dolori

Monsignor Tommaso Valentinetti, arcivescovo di Pescara-Penne, pronuncia l'omelia

La Madonna dei sette dolori, compatrona dell’Arcidiocesi di Pescara-Penne, è stata celebrata anche ieri a Pescara, nel giornoil lunedì dopo la Pentecosteche Papa Francesco ha dedicato alla memoria liturgica di Maria Madre della Chiesa. Lo ha ricordato ieri sera l’arcivescovo di Pescara-Penne monsignor Tommaso Valentinetti, presiedendo la santa messaconcelebrata dal parroco Padre Luca Di Panfilonella basilica della Madonna dei sette dolori al culmine della festa mariana organizzata dalla comunità di Pescara colli.

La statua della Madonna dei sette dolori

Il presule, iniziando l’omelia, ha proprio spiegato il motivo di questa rinnovata collocazione della memoria mariana: «Il motivo – ricorda – lo avete ascoltato nella prima lettura. Perché, immediatamente dopo l’Ascensione, i discepoli si ritrovano nel cenacolo, luogo dove avviene la discesa dello Spirito Santo, luogo primigenio della vita della Chiesa. Le cose più importanti, all’inizio, si sono tutte svolte nel cenacolo e lì è presente Maria. Ora, le letture che abbiamo ascoltato mettono tutte in evidenza due aspetti di questa maternità. La prima lettura, il testo degli Atti degli apostoli, mette in evidenza una maternità nella gioia, nella serenità, nella preghiera… “Assidui con Maria, essi pregavano in continuazione, incessantemente”. Una bellezza di famiglia. Si dice nel testo che c’erano gli apostoli e c’erano anche tutti gli altri parenti di Gesù. Dunque, un’unità perfetta, bella, di una Chiesa, di una comunità che si apre al futuro, all’annuncio del Vangelo, alla testimonianza della vita di fede».

Ma il Vangelo, successivamente, ha aggiunto un dettaglio determinante: «Qui – sottolinea l’arcivescovo Valentinetti – viene dichiarata la maternità di Maria nella sofferenza, sotto la croce. Maria, la madre di Gesù, la sorella Maria di Cleofa e Maria di Magdala stanno sotto la croce, sotto il patibolo. Quale sofferenza per una madre e l’immagine della Madonna dei sette dolori, si riferisce proprio a questo contesto del calvario, della crocifissione. Ma lì accadono due cose importantissime. La prima cosa “Donna, ecco tuo figlio. Figlio, ecco tua madre”. Ma poi l’altra cosa che accade, a cui di solito non si fa molto caso, è che dopo aver detto “Ho sete”, di che cosa ha sete Gesù? Pensiamo tutti che abbia una sete fisica. Sicuramente anche quella, tanto è vero che gli danno dell’aceto da bere per svegliarlo un po’, perché si era già obnubilato del mistero della morte. Ma la sete di Gesù è la sete dell’umanità. Di un’umanità che Lui vedeva da amare, da evangelizzare. E dunque, dopo aver preso l’aceto, Gesù dice “È compiuto”, china il capo e poi l’evangelista Giovanni dice questa bella parola “consegnò lo Spirito”. La prima consegna dello Spirito Santo accadde lì».

I fedeli presenti nella basilica pescarese

Da qui lo spunto per un paragone con la vita della nostra comunità ecclesiale: «Noi – osserva l’arcivescovo di Pescara-Penne – vogliamo essere Chiesa, vogliamo affidarci a Maria nostra madre come Chiesa, come comunità cristiana, ma dobbiamo vivere la sua stessa esperienza. Dobbiamo vivere l’esperienza della gioia, ma dobbiamo anche avere il coraggio di vivere l’esperienza della sofferenza, del dolore. Certamente ci farebbe sempre comodo e bello vivere solo nella gioia, ma non è così. Io dico sempre ai giovani, quando vado a celebrare le cresime, “Se qualcuno vi ha detto che la vita è una marcia trionfale, non gli credete perché non lo è”. E lo sappiamo bene con le malattie, le sofferenze e le povertà. Abbiamo vissuto la pandemia, speriamo di esserne usciti, che ci ha messo alla prova. Stiamo vivendo un tempo difficile, con una guerra che sembra non avere fine e sembra che i potenti di questa terra, abbiano smarrito il senso del limite. “Diamo armi, rispondiamo con le armi, combattiamo, prendiamo territori”. Non è questa la strada e soprattutto i poveri, i più poveri del mondo, ne stanno pagando le conseguenze. Sapete, bene o male, noi sei andiamo al supermercato troviamo la merce un po’ rincarata, ma la troviamo. Mentre il grano al terzo mondo non ci arriva più e, andando avanti così, ci sarà una moria di gente. E poi ci sarà un altro pericolo, si riverseranno tutti sulle nostre coste. Ci hanno pensato i potenti di questo mondo a queste cose? Ma le dico perché la vita dell’umanità e della Chiesa è una vita di gioia immensa, ma è anche una vita di grande sofferenza, di grande fatica. Ma ci vogliamo scoraggiare? Ci vogliamo abbattere? Ci vogliamo sentire abbandonati?».

La facciata della basilica della Madonna dei sette dolori

La risposta di monsignor Tommaso Valentinetti è “no”: «Abbiamo innanzitutto la grazia dello Spirito Santo che continua ad assisterci sempre, in continuazione – rincuora il presule -. Assiste la Chiesa. C’è qualcuno che dice che essa sta attraversando un difficile momento e che presto finirà. , la Chiesa finirà, ma sapete quando accadrà? Finirà quando Cristo tornerà nella gloria e fin quando ciò non avverrà, sarà sempre sacramento di salvezza. Basterà un solo cristiano che rimarrà sulla faccia della terra per dire che la Chiesa è sacramento di salvezza. Abbiamo lo Spirito Santo che ci custodisce, che ci dà la forza, che ci dà vigore, che ci dà amore. E poi abbiamo Maria. , colei che è stata la prima a ricevere il dono dello Spirito, colei che giustamente invochiamo come nostra madre. Abbiamo paura di qualcosa? No, io non ho paura di niente. Quando c’era la pandemia, qualcuno mi diceva “Ma monsignò, non avete paura? Andate in giro!” Sì, portavo la mascherina e andavo a portare aiuto a quanti serviva. “Non avete paura?”. No, non ho paura? Perché devo avere paura? La paura è opera del demonio, non ve lo scordate questo! E non ho paura nemmeno di vivere questo tempo. Anzi, questo è un tempo bello nonostante le fatiche, le inquietudini e le difficoltà che vi ho descritto. Ed è un tempo bello ancor più per la Chiesa, per Papa Francesco. Preghiamo per lui, che ci sta dando vigore, forza, e ci sta dicendo “Percorrete le vie di un Sinodo: comunione, partecipazione e missione. E rinnovate la Chiesa, perché la Chiesa è vostra ed è bella”».

Quindi l’auspicio finale del presule: «Con questo spirito – conclude -, questa sera vogliamo metterci sotto il manto di Maria. Ci ficchiamo anche noi dentro quello spade  e dentro il suo cuore, ma non per trafiggerlo, ma per trovare consolazione, per trovare pace e dare amore a tutti. Amen».

About Davide De Amicis (3905 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985, laureato in Scienze della Comunicazione all'Università degli Studi di Teramo, è giornalista professionista. Dal 2010 è redattore del portale La Porzione.it e dal 2020 è direttore responsabile di Radio Speranza, la radio della Chiesa di Pescara-Penne. Dal 2007 al 2020 ha collaborato con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato è stato direttore responsabile della testata giornalistica online Jlive radio, ha collaborato con Radio Speranza, scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" e sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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