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Caritas: “Se nasci povero in Italia, servono 5 generazioni per uscirne”

"Credo – osserva don Marco Pagniello, direttore di Caritas italiana – che i dati che oggi abbiamo presentato indicano una via, un percorso da fare. C’è una povertà culturale del nostro Paese, facciamo fatica a imparare dalle nostre esperienze, a mettere a sistema quello che la vita ci insegna, quello che, per esempio, la pandemia ci ha insegnato, quello che i giovani continuamente ci chiedono: la voglia del protagonismo dei giovani, che non sono soltanto il futuro, ma sono anche il presente del nostro Paese"

È emerso ieri dal Rapporto di Caritas italiana 2022 su povertà ed esclusione sociale “L’anello debole”

Nel 2021 nelle strutture della Caritas sono stati forniti quasi 1 milione e mezzo di interventi di aiuto da 192 Caritas diocesane. Almeno 227.556 sono state le persone sostenute dai soli servizi Caritas in rete presenti in 192 diocesi. Rispetto al 2020 c’è un incremento del 7,7% di nuovi beneficiari, soprattutto stranieri. Non si tratta sempre sono nuovi poveri, ma di persone che entrano ed escono da una situazione di bisogno. È il contesto che emerge dal Rapporto 2022 di Caritas italiana su povertà ed esclusione sociale in Italia dal titolo “L’anello debole”, presentato ieri a Roma in occasione della Giornata internazionale per l’eradicazione della povertà. A chiedere aiuto sono sia uomini (50,9%), sia donne (49,1%). Crescono le richieste di persone straniere (55%), con punte che arrivano al 65,7% e al 61,2% nel Nord-Ovest e Nord-Est. Al contrario nel Sud e nelle Isole sono gli italiani a prevalere (68,3% e 74,2%). L’età media dei beneficiari è di 45,8 anni. Le persone senzatetto incontrate nel 2021 sono state 23.976, pari al 16,2% dell’utenza. Si tratta per lo più di uomini (72,8%), stranieri (66,3%), celibi (45,1%), con un’età media di 43,7 anni. Sono soprattutto nelle strutture del Nord. Il 54,5% degli utenti Caritas presenta due o più fragilità, tra problemi economici, occupazionali, abitativi, familiari, di salute, legati all’immigrazione, ecc. Tra i supporti messi a disposizione dalle Caritas: il 74,7% ha riguardato beni e servizi materiali (mense/empori, distribuzione pacchi viveri, buoni ticket, prodotti di igiene personale, docce, ecc.); il 7,5% le attività di ascolto, semplice o con discernimento; il 7,4% gli interventi di accoglienza, a lungo o breve termine; il 4,6% l’erogazione di sussidi economici (per il pagamento di affitti e bollette), il 2,2% il sostegno socio assistenziale e l’1,5% interventi sanitari.

Tra gli utenti Caritas, nel 2021, si evince sempre più il collegamento tra stato di deprivazione e bassi livelli di istruzione. Aumentano coloro che possiedono solo la licenza media (dal 57,1% al 69,7%). Tra loro ci sono anche persone analfabete, senza alcun titolo di studio o con la sola licenza elementare. Nelle regioni insulari e del Sud il dato arriva rispettivamente all’84,7% e al 75%. Legato al livello di istruzione è il dato sulla condizione professionale, legato anche alla situazione provocata dalla pandemia: cresce la presenza dei disoccupati o inoccupati che passa dal 41% al 47,1%; allo stesso tempo scende la quota degli occupati che scende dal 25% al 23,6%. E dal rapporto 2022 di Caritas italiana su povertà ed esclusione sociale emerge anche un altro dato preoccupante. Infatti se in Italia si nasce in una famiglia povera, occorrono 5 generazioni per salire la scala sociale (mentre la media Ocse è di 4,5 anni). È questa la cosiddetta povertà intergenerazionale o ereditaria e nel descriverla si usa la metafora degli sticky grounds e stichy ceilings. Sono questi i pavimenti e i soffitti appiccicosi, quelli che non consentono ai giovani di riprendersi da situazioni sociali complicate. Tra gli utenti Caritas, 6 su 10 risultano poveri intergenerazionali e quindi rimasti intrappolati nei “pavimenti appiccicosi”. Inoltre, tra i nati da genitori senza alcun titolo, quasi 1 su 3 si è fermato alla licenza elementare. Tra l’altro l’Italia, avendo 5,6 milioni di poveri assoluti (il 9,4% della popolazione pari a 1 milione e 960 mila famiglie) di cui 1,4 milioni sono bambini (fonte Istat), risulta anche l’ultima tra i Paesi industrializzati per mobilità sociale ed educativa. Questo perché solo l’8% dei giovani con genitori senza titolo di studio ottiene un diploma universitario, mentre la media Ocse è del 22%. All’opposto, la percentuale sale al 65% per i figli dei laureati (dati Ocse). Quindi, per i nati in famiglie posizionate in fondo alla scala sociale, diminuiscono le possibilità di salirne i gradini: il 28,9% rimarrà nella stessa posizione sociale dei genitori. L’Italia possiede in Europa anche il triste primato dei Neet: 3 milioni di giovani tra i 15 e i 34 anni, pari al 25,1% del totale, che non studiano né lavorano. Tra coloro che usufruiscono dei servizi Caritas, i casi di povertà intergenerazionale pesano per il 59%; nelle Isole e nel Centro il dato risulta ancora più marcato (rispettivamente 65,9% e 64,4%).

Più del 70% dei padri degli assistiti Caritas risulta occupato in professioni a bassa specializzazione. Per le madri è invece altissima l’incidenza delle casalinghe (il 63,8%), mentre tra le occupate prevalgono le basse qualifiche. Un figlio su cinque ha mantenuto la stessa posizione occupazionale dei padri e il 42,8% ha invece sperimentato una “mobilità discendente”. Più di un terzo (36,8%) ha, invece, vissuto una mobilità ascendente in termini di qualifica professionale ma non trova un impiego adeguato agli studi. Tra i supporti statali alla povertà, il Reddito di cittadinanza è stato finora percepito da 4,7 milioni di poveri assoluti, ma il Rapporto Caritas 2022 evidenzia che «raggiunge poco meno della metà dei poveri assoluti (44%). Sarebbe quindi opportuno assicurarsi che fossero raggiunti tutti coloro che versano nelle condizioni peggiori, partendo dai poveri assoluti. Accanto alla componente economica dell’aiuto, vanno garantiti adeguati processi di inclusione sociale, al momento ostacolati da una serie di vincoli amministrativi e di gestione».

Il Rapporto, quindi, avanza diverse proposte, tra le quali il rafforzamento della capacità di presa in carico dei Comuni, anche attraverso il potenziamento delle risorse umane e finanziarie a disposizione e un miglior coordinamento delle azioni. Nel volume è contenuta anche una indagine condotta in 10 Paesi europei, in collaborazione con Caritas Europa e Don Bosco international, sul futuro lavorativo e formativo dei giovani in difficoltà. Per almeno quattro studenti su cinque, la pandemia ha influito negativamente nella pianificazione del loro futuro. Da un campione di giovani in 5 Paesi è emerso che il 41,3% di essi ha vissuto in famiglia gravi problemi economici a causa del Covid; il 44,1% riceve aiuto per pagare le spese scolastiche; il 37,4% non si sente preparato per continuare gli studi; il 57,1% non si sente pronto ad entrare nel mondo del lavoro; il 78,6% non è stato aiutato da nessuno a scuola per orientare il proprio futuro.

Il cardinale Zuppi, presidente della Cei

Alla presentazione del Rapporto Caritas 2022 su povertà ed esclusione sociale, è intervenuto anche il cardinale presidente della Conferenza episcopale italiana Matteo Zuppi: «Il problema – afferma il porporato – non è soltanto cercare di fare quello che si può, ma bisogna fare quello che serve, quello che si deve, quello che ci viene chiesto, quello che è necessario per rispondere alle tante domande. Questa è la consapevolezza che viene dalla lettura di un Rapporto ricco di dati, di storia anzitutto, di storia di persone, che sono quelle che voi conoscete, sono quelle che accompagnate in alcuni casi anche da tanto tempo. Qualche anno fa mi colpì nel Rapporto proprio una certa cronicizzazione nei Centri d’ascolto, cioè il fatto che ci siano persone che continuano a venire anche dopo essere state accolte e aver trovato una soluzione ai loro problemi, senza dimenticare quelle persone che invece prendono altri itinerari. È un Rapporto preoccupante, che ci deve aiutare a scegliere e a vivere consapevolmente le settimane e i mesi difficili verso cui andiamo incontro, che richiedono e richiederanno tanta solidarietà, delle risposte rapide, perché la sofferenza non può aspettare, non deve aspettare, ma anche delle risposte che sanno guardare al futuro. Per guardare al futuro però dobbiamo capire bene il presente, altrimenti ci accontentiamo di alcune enunciazioni, oppure la visione del futuro resta del tutto staccata dai dati reali. Ecco la grande utilità del Rapporto, delle indicazioni che offre e quindi della visione che richiede. Il Rapporto aiuta tutti, non soltanto la Caritas, a capire e a spiegare agli altri quello che fa, a rendersi conto di quello che si fa già e che dobbiamo fare tutti, perché sia anche lo stimolo a fare di più».

Il presidente della Cei ha poi sottolineato che il Rapporto presenta «dati, non parliamo di previsioni, di ipotesi, ma di dati. Qualche volta abbiamo una sorta di rimozione immediata per cui ascoltiamo alcuni dati e pensiamo “ma poi alla fine non è proprio così”, oppure “è così, va bene”, ma poi continuiamo come prima. Il Rapporto non ci può far continuare come prima. È come se a me dicessero: “Guarda, tu hai i valori sballati”, allora devi andare dal medico e ti fai curare. Questi valori sono sballati, perché vedere che quasi sei milioni di persone sono in povertà assoluta è un valore sballato nell’organismo del nostro Paese, che richiede quindi, ovviamente, dei cambiamenti, delle terapie, delle scelte, perché se continuiamo ad avere un dato così tutto l’organismo si ammala. Non è un problema di quelle persone per cui cerchiamo di fare qualche cosa, è anche una difesa di tutto l’organismo. La ‘Fratelli tutti’ e anche la consapevolezza del Covid ci aiutano a capire che non va bene accettare che ci sia un numero così alto di poveri».

Quindi è intervenuto il presidente di Caritas italiana, nonché arcivescovo di Gorizia, il cardinale Carlo Maria Redaelli che ha ricordato alcuni dati importanti: «Quasi 2.800 Centri di ascolto Caritas solo nel 2021 hanno effettuato oltre 1,5 milioni di interventi – precisa -, per poco meno di 15 milioni di euro, con un aumento del 7,7% delle persone che hanno chiesto aiuto. Anche nel 2022 i dati raccolti fino ad oggi confermano questa tendenza. Non si tratta sempre di nuovi poveri, ma anche persone che oscillano tra il dentro e fuori dallo stato di bisogno. Tra questi coloro che, pur lavorando, sono poveri (working poor) oggi sono pari al 13% degli occupati. Il 23,6% di quanti si rivolgono ai centri di ascolto sono lavoratori poveri. Sono in aumento gli stranieri rispetto agli italiani: questo è comprensibile perché in una situazione di peggioramento economico i primi a entrare in difficoltà sono coloro che, come gli stranieri, hanno spesso un lavoro precario (spesso al di sotto della preparazione professionale)». Da qui l’appello del presule: «È necessario dunque impegnarsi sempre di più – rilancia Redaelli -, in una logica condivisa e di rete, per restituire dignità al lavoro. Soltanto così sarà possibile far uscire tantissime famiglie e tantissimi giovani dalla zona d’ombra in cui purtroppo sono finiti in questi ultimi anni e spezzare anche quella povertà che per troppe persone e intere generazioni sembra destino inevitabile. Sei assistiti Caritas su 10 sono infatti poveri ‘intergenerazionali’, uno su tre tra i nati da genitori senza alcun titolo si è fermato alla sola licenza elementare. Nel nostro Paese occorrono ben 5 generazioni perché una persona che nasce in una famiglia molto povera possa raggiungere un livello di reddito medio (la media Ocse è 4,5 generazioni, ma al nord Europa ne bastano 2). Un ultimo dato davvero preoccupante è che in Italia ci sono oltre 3 milioni di Neetche non studiano, né lavorano, né ricevono una formazione (nella fascia 15-34 anni), pari al 25,1% del totale. Emerge l’importanza dell’ascolto, dell’incontro, del camminare insieme e soprattutto del costruire insieme nuove opportunità».

Tito Boeri, economista Università Bocconi – Foto: Università Bocconi

Alla presentazione del Rapporto Caritas 2022 su povertà ed esclusione sociale, in videoconferenza, è poi intervenuto anche l’economista dell’Università Bocconi di Milano Tito Boeri: «Negli ultimi anni – osserva – abbiamo avuto un incremento più forte della povertà tra le famiglie numerose, le famiglie di stranieri e anche tra famiglie in cui c’è almeno una persona che lavora, ma finora le politiche che sono state adottate fin qui tendono a non considerare le nuove fonti di incremento della povertà nel nostro Paese. Il Reddito di cittadinanza ha difficoltà ad arrivare alle famiglie numerose, dà troppo poco a loro rispetto a quello che dà a persone singole, ci sono restrizioni molto forti ad arrivare alle persone straniere legate alla cittadinanza. È indubbio che ci siano miglioramenti da fare al Reddito di cittadinanza e che questi miglioramenti vadano fatti in modo assolutamente urgente, anche se per il contrasto alla povertà bisogna agire anche su molti altri terreni. Dunque, la riforma del Reddito di cittadinanza resta un’assoluta priorità per il Paese». Per Boeri vanno innanzitutto modificati i criteri di accesso: «Il requisito della residenza continuativa nel nostro Paese va superato – esorta -. In secondo luogo, è necessario un maggior coinvolgimento dei comuni perché abbiamo davanti a noi una realtà multiforme. Infine è importante modificare gli incentivi alla ricerca di lavoro. Non illudiamoci che possiamo risolvere con l’inserimento nel lavoro il problema della povertà in Italia, ma come è disegnato oggi il Reddito di cittadinanza, permangono forti disincentivi alla ricerca di lavoro. Una riforma organica del Reddito va fatta, anche perché ora ci sono spinte a intervenire in modo molto più drastico su questa misura. Abbiamo sentito parlare durante la campagna elettorale di abolirlo, sarebbe una cosa gravissima in un contesto come quello attuale, di fronte ai numeri molto preoccupanti raggiunti dal fenomeno della povertà all’interno del nostro Paese. Tutti quelli che ci tengono ad avere misure di contrasto alla povertà, universali e selettive, debbono prendersi carico delle necessarie riforme del Reddito di cittadinanza che permetterebbero a questo strumento di sopravvivere alle sfide future».

Don Marco Pagniello, direttore di Caritas italiana

A tirare le conclusioni del Rapporto Caritas 2022 su povertà ed esclusione sociale è stato infine il direttore di Caritas italiana don Marco Pagniello: «Il lavoro che abbiamo portato avanti – spiega il presbitero – ci dice la scelta di Caritas di leggere la realtà con gli occhi dei poveri. Questo Papa Francesco ce lo ha ricordato nel nostro cinquantesimo. Ed è il nostro primo impegno. Leggere la realtà con gli occhi dei poveri, è un contesto molto complesso che ci chiama ad alzare lo sguardo per nutrire speranza e per dare speranza, una speranza creativa. Una speranza che deve guidarci anche nel fare le scelte prioritarie per il nostro Paese». Don Marco ha quindi prefigurato lo scenario prossimo italiano: «Il tempo che ci si apre davanti, soprattutto di fronte al nuovo Governo – riflette -, è un tempo in cui si è chiamati nel discernimento a scegliere le giuste priorità. Un compito difficile, ma un compito che le persone che abbiamo delegato a governarci devono assumersi con tanta responsabilità».

Quindi la domanda: “Da chi cominciamo?”: «Credo – osserva il direttore di Caritas italiana – che i dati che oggi abbiamo presentato indicano una via, un percorso da fare. C’è una povertà culturale del nostro Paese, facciamo fatica a imparare dalle nostre esperienze, a mettere a sistema quello che la vita ci insegna, quello che, per esempio, la pandemia ci ha insegnato, quello che i giovani continuamente ci chiedono: la voglia del protagonismo dei giovani, che non sono soltanto il futuro, ma sono anche il presente del nostro Paese. Credo che il tempo che abbiamo da vivere nei prossimi giorni e mesi è un tempo di equilibrio, ma è anche un tempo nel quale tutti siamo chiamati a vivere con molta responsabilità, a fare la nostra parte e, credo, a farla bene. Noi come Caritas, come rete di 220 Caritas in Italia, saremo sempre dalla parte dei più poveri, ci prendiamo la responsabilità di accompagnarli e ad esigere quei diritti di cui sono portatori. Le persone che si rivolgono ai nostri Centri di ascolto non sono solo portatori di bisogni, ma anche di diritti e vanno accompagnati anche in questo».

In aggiunta, a riguardo della sfiducia dei giovani, emersa da una ricerca europea condotta in 10 Paesi in collaborazione con Caritas Europa e Don Bosco international, don Pagniello ha osservato: «I giovani – evidenzia – vanno accompagnati e noi come Caritas ci possiamo prendere questa responsabilità, come ci possiamo prendere la responsabilità di stimolo alle Istituzioni». Infine don Marco ha detto la sua anche sul Reddito di cittadinanza: «Sicuramente è stato utile per molte persone del nostro Paese – constata -, ma va ripensato, va staccato dal tema del lavoro per esempio. Ma noi ci saremo per ricordare di quanto c’è bisogno di una forma di reddito per chi oggi non può lavorare e non riesce a soddisfare i propri bisogni. Oggi siamo tutti chiamati a un nuovo stile di vita, cambiare qualcosa penso sia necessario».

About Davide De Amicis (4123 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985, laureato in Scienze della Comunicazione all'Università degli Studi di Teramo, è giornalista professionista. Dal 2010 è redattore del portale La Porzione.it e dal 2020 è direttore responsabile di Radio Speranza, la radio della Chiesa di Pescara-Penne. Dal 2007 al 2020 ha collaborato con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato è stato direttore responsabile della testata giornalistica online Jlive radio, ha collaborato con Radio Speranza, scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" e sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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