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San Pio: “Grazie e arriverderci per ridonarci il profumo della misericordia”

"Se questa sera, e in questa settimana, possiamo riportare a casa un testamento di San Pio - sottolinea monsignor Valentinetti -, riportiamo a casa il testamento della misericordia. Riportiamo a casa il testamento dell'ultimo posto, anzi no, meglio ancora, del penultimo posto, perché l'ultimo posto l'ha preso già Gesù e, se vogliamo stare vicini a Lui, dobbiamo ambire al penultimo posto"

Lo ha affermato ieri l’arcivescovo Valentinetti nelle messa che ha concluso la presenza della reliquia del cuore di San Pio a Pescara

L'arcivescovo Valentinetti e la reliquia del cuore di San Pio da Pietrelcina
La benedizione di Pescara, davanti al Comune, con la reliquia di San Pio (Foto: pagina Facebook Carlo Masci)

Ieri pomeriggio è stata gremita all’inverosimile la Cattedrale di San Cetteo a Pescara dai tantissimi fedeli, pescaresi, abruzzesi e non solo, giunti per pregare davanti la reliquia del cuore di San Pio da Pietrelcina esposta alla loro venerazione dalle 16.30, quando è giunta dalla Basilica della Madonna dei sette dolori sostando prima davanti il Comune di Pescara per la benedizione della città, alla presenza dei sindaco Carlo Masci. Quindi due ore di preghiera, con i fedeli in fila per raggiungere la reliquia posta ai piedi dell’altare, e i frati cappuccini e l’arcivescovo di Pescara-Penne monsignor Tommaso Valentinetti intenti a confessare quanti lo richiedessero.

La preghiera davanti la reliquia del cuore di San Pio

Infine la liturgia eucaristica, animata dai Cori riuniti dell’Arcidiocesi di Pescara-Penne diretti da Roberta Fioravanti e trasmessa in diretta dall’emittente diocesana Radio Speranza, presieduta dal presule e concelebrata dal vicario generale dell’Arcidiocesi e parroco di San Cetteo monsignor Francesco Santuccione, dal parroco della Madonna dei sette dolori Padre Luca Di Panfilo, dal coordinatore Abruzzo-Molise dei gruppi di preghiera di Padre Pio Padre Guglielmo Alimonti e dal rettore del Santuario di San Pio da Pietrelcina a San Giovanni Rotondo Padre Francesco Di Leo: «Riuniti in santa assemblea – esordisce l’arcivescovo Valentinetti -, in questa liturgia vespertina della trentesima domenica del tempo ordinario, vogliamo dire grazie San Pio, grazie di questa settimana in mezzo a noi e dirti anche caro San Pio, se fosse possibile, non sappiamo quando, arriverderci per donare ancora una volta in mezzo a noi soprattutto il profumo della misericordia. Quella misericordia che la Parola del Vangelo oggi ci fa ascoltare».

La reliquia di San Pio con il picchetto d’onore della Polizia locale

Nella successiva omelia l’arcivescovo di Pescara-Penne ha ricordato l’esempio lasciatoci da San Pio, facendo un parallelismo con San Paolo apostolo, attraverso le letture del giorno: «Sicuramente la seconda lettura – osserva l’arcivescovo -, i versetti della seconda lettera di San Paolo apostolo a Timoteo, sono il suo testamento spirituale. Figlio mio – scrive a Timoteo – io sto già per essere versato in offerta – sentiva vicina la morte, la morte per martirio – ed è giunto il momento che io lasci questa vita”. Ma poi aggiunge delle parole dense di significato Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la corsa, ho conservato la fede”. Sentire dire queste parole in bocca a San Paolo, apostolo delle genti, predicatore instancabile, sentire dire che ha combattuto una battaglia e che, per grazia, ha conservato la fede è molto bello e anche molto significativo. E aggiunge “Ora mi resta soltanto la corona di giustizia che il Signore mi consegnerà in quel giorno, il premio eterno. Credo di non essere smentito nel dire che se queste stesse parole le potessimo mettere in bocca a San Pio, sarebbe la stessa cosa. , perché San Pio, arrivato il momento della morte, sicuramente si è ricordato di queste parole. Anche lui ha combattuto la buona battaglia, anche lui ha conservato la fede. E oserei dire ancora di più, ha comunicato la fede. Ma dove si è svolta questa battaglia in San Paolo? Si è svolta sicuramente all’inizio della sua vita, quando anche lui fariseo – così come il fariseo nella pagina del Vangelo – aveva capito tutto, era perfetto. Osservava la legge mosaica la perfezione e si scandalizzava che quel Gesù di Nazareth contraddiceva quelle parole della legge. Anzi, andava a mangiare con i peccatori, accoglieva le prostitute, era capace di condividere la vita con i peccatori. Ma San Pio non ha fatto la stessa cosa? Non ha condiviso la sua vita con i tanti peccatori che si mettevano in fila per ottenere misericordia. Potrei raccontare qualche aneddoto, ma andremo troppo per le lunghe. Allora la battaglia si è svolta quando ha consegnato la sua vita a Gesù quando sulla via di Damasco, illuminato da quella folgore che la sua coscienza ha sconvolto, consegna la sua vita a Gesù, la consegna senza riserve. Ma la folgorazione dei segni della passione a San Pio non è stata forse un’ultima consegna, dopo ripetute consegne nella sua vita, nelle mani di Gesù?».

L’arcivescovo Valentinetti pronuncia l’omelia

Partendo da questo interrogativo, monsignor Tommaso Valentinetti ha rivolto un primo invito ai fedeli: «Fratelli – sottolinea -, credo che qui si gioca la nostra vita cristiana. Venerare San Pio significa trarre profitto dalla loro vita, dalla vita di Paolo e della schiera dei tanti santi evangelizzatori che hanno seguito Paolo fino a San Pio, fino a San Giovanni Paolo II, di cui abbiamo fatto la festa ieri, significa ricercare le motivazioni profonde della vita cristiana. E la motivazione profonda della vita cristiana, questa sera, non può essere nient’altro che questa. Chi sono io? Sono il perfetto? Sono quello che mette in pratica tutte le devozioni? Sono io bravo perché faccio parte del gruppo di preghiera di Padre Pio, o forse di altri gruppi e di altre associazioni? Sono io bravo perché mi è stato affidato qualche compito in parrocchia? Sono io o solo io, io, io? Questa mattina Papa Francesco, all’Angelus, ha detto una cosa molto molto bella “Dove c’è l’io non c’è Dio”. E Dio dove lo troviamo? Dio lo troviamo se abbiamo il coraggio di stare in fondo e batterci il petto e dire “O Dio, abita età di me, perché sono peccatore, perché non sono niente, perché sono povero, perché sono piccolo, perché sono umile e voglio essere piccolo, povero e umile e voglio vivere dentro una storia di minorità. L’ho ripetuta ai fratelli e alle sorelle della vita religiosa, la vita cristiana si può identificare sempre più e sempre meglio se è una vita di minorità, che fa da fermento dentro la storia, che fa da fermento dentro la Chiesa. E allora ci consola, in questo, la prima lettura, la pagina del Siracide. Il Signore non trascura la supplica dell’orfano, né la vedova quando si sfoga nel lamento. La preghiera del povero attraversa le nubi, non la preghiera dell’orgoglioso, non la preghiera del presuntuoso, non la preghiera di chi presenta meriti, ma la preghiera di chi dice “Sono a mani vuote e non ho niente, riempi queste mani vuote”. Non desiste finché l’Altissimo non sia intervenuto e abbia reso soddisfazione a coloro che sono giusti».

Padre Luca Di Panfilo, parroco della Madonna dei sette dolori

Quindi le conclusioni del presule: «Abbiamo bisogno di questa verità profonda nella nostra vita – sottolinea – e soprattutto abbiamo bisogno di misericordia. Tutti, ne abbiamo bisogno tutti. Ne ha bisogno la Chiesa di misericordia. Ricordate San Giovanni Paolo II, nell’anno del Giubileo del 2000, la prima domenica di Quaresima chiede perdono dei peccati della Chiesa. E la Chiesa non ha smesso, molte volte, di commettere peccati. E chiediamo perdono per i peccati nostri, per i peccati delle parrocchie, per i peccati dei gruppi, per i peccati di presunzione, di orgoglio, di prepotenza, di liti, di divisioni. Chiediamo perdono, perché solo la misericordia del Signore ci salva, solo la misericordia del Signore ci fa nuovi. Ed è quello che il San Pio diceva costantemente a tutti coloro che andavano a mettersi in ginocchio a quel confessionale. Se questa sera, e in questa settimana, possiamo riportare a casa un testamento di San Pio, riportiamo a casa il testamento della misericordia. Riportiamo a casa il testamento dell’ultimo posto, anzi no, meglio ancora, del penultimo posto, perché l’ultimo posto l’ha preso già Gesù e, se vogliamo stare vicini a Lui, dobbiamo ambire al penultimo posto. , vicino ai tanti santi. Questa parola l’ha detta un santo a me molto caro, San Charles de Foucauld, ma la direbbe anche San Pio. Sia fatta la volontà del Signore e soprattutto la grazia della nostra conversione. Amen».

La reliquia del cuore di San Pio lascia la Cattedrale accompagnata dall’arcivescovo Valentinetti

Al termine della liturgia eucaristica, è stato poi il parroco della Basilica della Madonna dei sette dolori Padre Luca di Panfilo a trarre le conclusioni e a rendere grazie per la presenza della reliquia del cuore di San Pio da Pietrelcina: «Eccellenza reverendissima – conclude il frate –, a nome di tutta la Fraternità dei cappuccini della Madonna dei sette dolori, le esprimiamo con grande gratitudine un grazie commosso. Non solo perché ha colto la nostra richiesta di avere la reliquia del cuore di Padre Pio qui a Pescara, nella nostra Arcidiocesi di Pescara-Penne, a beneficio non solo dei gruppi di preghiera, di numerosi gruppi di preghiera qui presenti, ma di tutta la realtà diocesana qui presente. Grazie non solo perché ha detto di sì, ma perché ci accompagnati. Non lo dico per adulazione o per far vedere, ma ci ha accompagnati perché ci ha chiamati. Abbiamo agito in comunione, perché il fine della Chiesa è la comunione, è la carità. Perché si è interessato di noi, ha avuto a cuore il programma di questa settimana. Ci ha dato delle indicazioni proprio per rimettere in risalto la figura di Padre Pio come padre che guida i suoi figli, come colui che ha un magistero così ampio tanto da donarci tante vie, tanto da illuminarci nelle nostre riflessioni che abbiamo fatto in questi giorni, grazie eccellenza. Veramente non finiremo, come Fraternità, di ringraziarla sempre. Insieme a lei volevo ringraziare il carissimo padre Francesco Di Leo e tutta la fraternità di San Giovanni Rotondo, che ha permesso che le reliquie del cuore di Padre Pio arrivassero qui, per tutta la disponibilità. Poi un ringraziamento speciale, come Fraternità, lo facciamo ai 160 volontari che hanno lavorato instancabilmente, lo dico veramente con commozione, perché ho chiesto a Padre Pio di benedirli uno ad uno.Tutti i volontari che hanno lavorato in questi 9-10 giorni, da quando è arrivata la reliquia fino a questa sera. A parte la vigilanza della reliquia, l’accoglienza che hanno fatto ai pellegrini, mentre noi sacerdoti eravamo impegnati dalla mattina alla sera a confessare, nelle celebrazioni e quant’altro, perché sono arrivati migliaia di pellegrini e fedeli a venerare la reliquia. Ecco, i volontari hanno prestato servizio per accogliere, per le necessità dei servizi, per ogni cosa. Grazie a tutti i volontari, di cuore. Padre Pio veramente vi ricompensi. In modo particolare ringrazio Dio. Sia lodato Gesù Cristo».

Il servizio realizzato da Radio Speranza
About Davide De Amicis (4085 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985, laureato in Scienze della Comunicazione all'Università degli Studi di Teramo, è giornalista professionista. Dal 2010 è redattore del portale La Porzione.it e dal 2020 è direttore responsabile di Radio Speranza, la radio della Chiesa di Pescara-Penne. Dal 2007 al 2020 ha collaborato con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato è stato direttore responsabile della testata giornalistica online Jlive radio, ha collaborato con Radio Speranza, scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" e sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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