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Addio Benedetto XVI: “Padre, nelle tue mani affidiamo il suo spirito”

"Anche noi - afferma Papa Bergoglio -, saldamente legati alle ultime parole del Signore e alla testimonianza che marcò la sua vita, vogliamo, come comunità ecclesiale, seguire le sue orme e affidare il nostro fratello alle mani del Padre: che queste mani di misericordia trovino la sua lampada accesa con l’olio del Vangelo, che egli ha sparso e testimoniato durante la sua vita. Benedetto, fedele amico dello Sposo, che la tua gioia sia perfetta nell’udire definitivamente e per sempre la sua voce!"

Lo ha affermato stamani Papa Francesco, presiedendo le esequie del suo predecessore Benedetto XVI – Foto Vatican news/Sir

Papa Francesco benedice e saluta il feretro di Benedetto XVI

Sono state sobrie e solenni, caratterizzate da grande preghiera e raccoglimento sulle sfondo di una nebbia insolita che avvolgeva piazza San Pietro, le esequie del Papa emerito Benedetto XVI presiedute dal suo successore Papa Francesco e celebrate dal Decano del Collegio cardinalizio il cardinale Giovanni Battista Re, con la partecipazione di centinaia tra cardinali, vescovi e sacerdoti presenti sul sagrato e in piazza circondati da migliaia di fedeli.

Papa Francesco presiede i funerali di Benedetto XVI

Nell’omelia, il Papa è partito facendo riferimento alle letture: «“Padre – cita dal Vangelo -, nelle tue mani consegno il mio spirito” ( Lc 23,46). Sono le ultime parole che il Signore pronunciò sulla croce; il suo ultimo sospiro – potremmo dire –, capace di confermare ciò che caratterizzò tutta la sua vita: un continuo consegnarsi nelle mani del Padre suo. Mani di perdono e di compassione, di guarigione e di misericordia, mani di unzione e benedizione, che lo spinsero a consegnarsi anche nelle mani dei suoi fratelli. Il Signore, aperto alle storie che incontrava lungo il cammino, si lasciò cesellare dalla volontà di Dio, prendendo sulle spalle tutte le conseguenze e le difficoltà del Vangelo fino a vedere le sue mani piagate per amore: “Guarda le mie mani”, disse a Tommaso ( Gv 20,27), e lo dice ad ognuno di noi: “Guarda le mie mani”. Mani piagate che vanno incontro e non cessano di offrirsi, affinché conosciamo l’amore che Dio ha per noi e crediamo in esso (cfr 1 Gv 4,16). [1] “Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito” è l’invito e il programma di vita che ispira e vuole modellare come un vasaio (cfr Is 29,16) il cuore del pastore, fino a che palpitino in esso i medesimi sentimenti di Cristo Gesù (cfr Fil 2,5). Dedizione grata di servizio al Signore e al suo Popolo che nasce dall’aver accolto un dono totalmente gratuito: “Tu mi appartieni… tu appartieni a loro”, sussurra il Signore; “tu stai sotto la protezione delle mie mani, sotto la protezione del mio cuore. Rimani nel cavo delle mie mani e dammi le tue”. [2] È la condiscendenza di Dio e la sua vicinanza capace di porsi nelle mani fragili dei suoi discepoli per nutrire il suo popolo e dire con Lui: “prendete e mangiate, prendete e bevete, questo è il mio corpo, corpo che si offre per voi” (cfr Lc 22,19). La synkatabasis (condiscendenza) totale di Dio».

Tutto ciò, secondo il Pontefice, si esprime attraverso una dedizione orante: «Che si plasma e si affina silenziosamente – approfondisce Bergoglio – tra i crocevia e le contraddizioni che il pastore deve affrontare (cfr 1 Pt 1,6-7) e l’invito fiducioso a pascere il gregge (cfr Gv 21,17). Come il Maestro, porta sulle spalle la stanchezza dell’intercessione e il logoramento dell’unzione per il suo popolo, specialmente là dove la bontà deve lottare e i fratelli vedono minacciata la loro dignità (cfr Eb 5,7-9). In questo incontro di intercessione il Signore va generando la mitezza capace di capire, accogliere, sperare e scommettere al di là delle incomprensioni che ciò può suscitare. Fecondità invisibile e inafferrabile, che nasce dal sapere in quali mani si è posta la fiducia (cfr 2 Tim 1,12). Fiducia orante e adoratrice, capace di interpretare le azioni del pastore e adattare il suo cuore e le sue decisioni ai tempi di Dio (cfr Gv 21,18): “Pascere vuol dire amare, e amare vuol dire anche essere pronti a soffrire. Amare significa: dare alle pecore il vero bene, il nutrimento della verità di Dio, della parola di Dio, il nutrimento della sua presenza“».

Il feretro di Benedetto XVI in una piazza San Pietro gremita

Ma è anche dedizione sostenuta dalla consolazione dello Spirito che sempre, come ricorda il Santo Padre, lo precede nella missione: «Nella ricerca appassionata di comunicare la bellezza e la gioia del Vangelo (cfr Esort. ap. Gaudete et exsultate 57) – sottolinea Papa Francesco -, nella testimonianza feconda di coloro che, come Maria, rimangono in molti modi ai piedi della croce, in quella pace dolorosa ma robusta che non aggredisce né assoggetta; e nella speranza ostinata ma paziente che il Signore compirà la sua promessa, come aveva promesso ai nostri padri e alla sua discendenza per sempre (cfr Lc 1,54-55)».

Da qui la preghiera di affidamento dedicata a Papa Ratzinger: «Anche noi – afferma Papa Bergoglio -, saldamente legati alle ultime parole del Signore e alla testimonianza che marcò la sua vita, vogliamo, come comunità ecclesiale, seguire le sue orme e affidare il nostro fratello alle mani del Padre: che queste mani di misericordia trovino la sua lampada accesa con l’olio del Vangelo, che egli ha sparso e testimoniato durante la sua vita (cfr Mt 25,6-7)».

La cupola di San Pietro avvolta dalla nebbia

In seguito, in riferimento al Papa emerito, il Papa ha citato le parole di San Gregorio Magno quando: «Al termine della Regola pastorale – ricorda il Pontefice -, invitava ed esortava un amico a offrirgli questa compagnia spirituale; “In mezzo alle tempeste della mia vita, mi conforta la fiducia che tu mi terrai a galla sulla tavola delle tue preghiere, e che, se il peso delle mie colpe mi abbatte e mi umilia, tu mi presterai l’aiuto dei tuoi meriti per sollevarmi”. È la consapevolezza del Pastore che non può portare da solo quello che, in realtà, mai potrebbe sostenere da solo e, perciò, sa abbandonarsi alla preghiera e alla cura del popolo che gli è stato affidato. È il Popolo fedele di Dio che, riunito, accompagna e affida la vita di chi è stato suo pastore. Come le donne del Vangelo al sepolcro, siamo qui con il profumo della gratitudine e l’unguento della speranza per dimostrargli, ancora una volta, l’amore che non si perde; vogliamo farlo con la stessa unzione, sapienza, delicatezza e dedizione che egli ha saputo elargire nel corso degli anni. Vogliamo dire insieme: “Padre, nelle tue mani consegniamo il suo spirito”». Quindi l’auspicio finale: «Benedetto, fedele amico dello Sposo – conclude Francesco -, che la tua gioia sia perfetta nell’udire definitivamente e per sempre la sua voce!».

Al termine delle liturgia, mentre i fedeli porgevano l’ultimo saluto al Papa emerito acclamando – in alcuni casi – “Santo subito”, il feretro di Benedetto XVI, attraverso la basilica di San Pietro, è stato condotto nelle grotte vaticane per la tumulazione in quella che fu stata la tomba di Papa Giovanni Paolo II prima della sua canonizzazione, con la riesumazione delle spoglie mortali esposte in basilica.

About Davide De Amicis (4403 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985, laureato in Scienze della Comunicazione all'Università degli Studi di Teramo, è giornalista professionista. Dal 2010 è redattore del portale La Porzione.it e dal 2020 è direttore responsabile di Radio Speranza, la radio della Chiesa di Pescara-Penne. Dal 2007 al 2020 ha collaborato con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato è stato direttore responsabile della testata giornalistica online Jlive radio, ha collaborato con Radio Speranza, scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" e sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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