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Clima: “Episodi estremi rimarranno. Adattiamoci riducendo la CO2”

"Abbiamo il Pnrr (Piano nazionale di ripresa e resilienza) - sottolinea il professo Piero Di Carlo -, quindi i soldi per ridurre del 55% le emissioni al 2030. Siamo nel 2023, mancano 7 anni e non abbiamo ancora ridotto niente. L'unico anno che si sono ridotte del numero giusto, cioè del 9%, è stato il 2020, l'anno del Covid. L'anno dopo, però, le emissioni sono tornate a livelli tali da aver recuperato anche per l’anno precedente. Quindi la mitigazione è fondamentale, bisogna ridurre immediatamente, è un investimento su questa terra, sui nostri figli, sui nostri nipoti e si doveva già iniziare da tempo"

Lo ha affermato il professor Piero Di Carlo, ordinario di Fisica dell’atmosfera dell’Università D’Annunzio, al seminario sui cambiamenti climatici della Pastorale universitaria diocesana di Pescara-Penne

Piero Di Carlo, ordinario di Fisica dell'atmosfera all'Università "D'Annunzio" di Chieti-Pescara

Sono l’anidride carbonica (CO2) e il metano, che produciamo attraverso le principali attività umane a partire dalla combustione, i principali gas climalteranti – a cui è connesso anche l’inquinamento – al cui aumento dobbiamo i grandi cambiamenti climatici – dovuti al surriscaldamento globale – che stanno producendo fenomeni meteorologici estremi, come i tornado, anche alle nostre latitudini dove sempre prima non si verificavano. È questo il contesto attuale, che è stato analizzato lo scorso mercoledì 19 aprile nel polo di Pescara dell’Università D’Annunzio dove, alla vigilia della Giornata della terra di ieri, ha avuto luogo il seminario dal tema “Cambiamenti climatici: impatti negativi e comportamenti virtuosi” organizzato dalla Pastorale universitaria dell’Arcidiocesi di Pescara-Penne.

Un appuntamento, introdotto dal professore associato di Fisica e tecnica presso la stessa università Paolo Zazzini, incentrato sulla relazione dell’ordinario di Fisica dell’atmosfera dell’Università D’Annunzio Piero Di Carlo il quale ha dapprima analizzato la correlazione tra aumento di gas climalteranti nell’atmosfera e aumento della temperatura: «Temperatura e CO2, ma anche metano – conferma il professor Di Carlo – sono correlati. All’aumentare dell’uno aumento l’altro e, in base al trend attuale, dal 1980 la temperatura sta aumentando di 0,03 gradi ogni anno, di 0,3 gradi ogni 10 anni e di 3 gradi ogni 100 anni».

Ciò ha delle implicazioni enormi per quanto riguarda le caratteristiche delle molecole dei gas climalteranti, come CO2 e metano: «Per quanto concerne l’anidride carbonica – approfondisce il docente – una molecola emessa rimane in atmosfera per un secolo, in quanto non reagisce con nulla e può essere solo sottratta dalle piante, attraverso la fotosintesi, o dagli oceani. Il metano, come gas climalterante, ha una vita più breve di circa 10 anni e non veniva considerato climalterante fino alla Conferenza sul clima del 2021 a Glasgow, dove si è deciso di abbattere le emissioni del 30%. Preso singolarmente il metano ha un impatto enorme, ad esempio per il fatto che – se bruciato – produce CO2 oltre che ozono. Queste sostanze, purtroppo, aumentano nell’atmosfera essenzialmente a causa dei processi di combustione attivati dall’uomo. Senza di essa, il pianeta sarebbe in equilibrio». L’aumento di temperatura è direttamente proporzionale all’inquinamento: «Se aumento l’uno – precisa l’accademico – aumenta anche l’altro, quindi basterebbe varare una politica unica, come ad esempio la riduzione della combustione, per agire su entrambi gli elementi».

L’Università D’Annunzio, tra l’altro, è entrata in possesso di dati raccolti nel tempo in relazione al monitoraggio di temperature e precipitazioni raccolte attraverso i decenni, dai quali è stato possibile ricavare l’aumento di temperatura che si è verificato in Abruzzo: «L’aumento di temperatura è di 0,06 gradi, il doppio rispetto all’aumento di 0,03 gradi dell’emisfero nord. Ciò è spiegato un po’ dalla variabilità climatica e un po’ perché il nostro, essendo un territorio montuoso, è soggetto ad una variabilità climatica maggiore rispetto ad altri territori. Questo porta ad aumento complessivo di specie vegetali, ma diminuiscono quelle più sensibili al clima e aumentano gli “invasori”. Ovvero specie vegetali che non dovrebbero raggiungere una certa altitudine, restando più in basso. Ad esempio, sulla Maiella vediamo come le faggete stanno soppiantando il pino mugo».

Un altro effetto dell’aumento della temperatura si evince anche rispetto alla produzione vitivinicola: «Con l’aumento delle temperature – rileva il professor Di Carlo -, questa coltivazione si sta spostano sempre più verso nord fino a raggiungere la Gran Bretagna. Se l’aumento continuasse così, nel 2050 in Abruzzo potrebbero scomparire i vigneti».

I giovani presenti al seminario sui cambiamenti climatici

Fatte queste premesse, al di là di ogni retorica, è inevitabile giungere ad un prima conclusione: «La CO2 ha un tempo di vita medio molto lungo, di circa un secolo – ricorda Piero Di Carlo -. Significa che se io azzero oggi le emissioni di CO2, come sapete il Green deal europeo ci chiede di azzerarle entro il 2050, l’impatto lo avrò tra 100 anni. Questo non significa che non serve azzerarle, ma significa che dobbiamo essere così lungimiranti da dire che dobbiamo compiere un’azione i cui effetti non li vedremo oggi, ma investiremo sul futuro dei nostri figli, dei nostri nipoti, dei nostri pronipoti”. Quindi ridurre le emissioni. Mitigare non ha un effetto immediato, bisogna essere sinceri e dirlo. Però, ripeto, non significa che non bisogna iniziare, anzi, siamo in ritardo. Vi dico subito che noi abbiamo il Pnrr (Piano nazionale di ripresa e resilienza), quindi i soldi per ridurre del 55% le emissioni al 2030. Siamo nel 2023, mancano 7 anni e non abbiamo ancora ridotto niente. L’unico anno che si sono ridotte del numero giusto, cioè del 9%, è stato il 2020, l’anno del Covid. L’anno dopo, però, le emissioni sono tornate a livelli tali da aver recuperato anche per l’anno precedente. Quindi la mitigazione è fondamentale, bisogna ridurre immediatamente, è un investimento su questa terra, sui nostri figli, sui nostri nipoti e si doveva già iniziare da tempo».

A tal proposito, sono due le azioni principali da compiere: «La prima è quindi mitigare – illustra l’ordinario di Fisica dell’atmosfera dell’Università D’Annunzio -. Investo sul futuro e prima lo faccio, meglio è. Più tempo aspetto e più si aggrava la situazione. L’altro aspetto invece, è quello che viene definito come adattamento. La cosa da fare è cercare di resistere a tutto ciò. Perché anche riducendo le emissioni a zero, gli effetti, le inondazioni, le piogge estreme, la riduzione dei ghiacci, avranno luogo lo stesso. Quindi dobbiamo resistere, facendo fronte a questo con mitigazione e adattamento. La prima azione significa ridurre le emissioni, la seconda vuol dire essere resilienti e far fronte a ciò che accade. Attenzione, la mitigazione non è solo ridurre le emissioni, ma è anche aumentare il “sequestro” di gas climalterante. Abbiamo detto che la vegetazione “sequestra” la CO2 (attraverso la fotosintesi). Quindi, da una parte possiamo ridurre le emissioni, ma lo si può fare anche aumentando la quantità di “sequestranti”. Poi alcune azioni possono essere bivalenti, che vanno sia nella direzione di mitigare che di adattarsi com’è il caso dell’efficientamento energetico, in quanto oltre a ridurre le emissioni riduce anche le sostanze inquinanti».

Poi ci sono azioni globali, che vengono preso a livello nazionale o internazionale e quelle che dipendono direttamente da ognuno di noi: «È importante, ad esempio – propone il professor Piero Di Carlo – il riciclo, così si produce di meno producendo meno emissioni, attraverso l’acquisto di cellulari ricondizionati o anche di vestiario riciclato. Da noi avviene poco, ma negli Stati Uniti d’America anche gli abiti da sposa o gli abiti eleganti si affittano. Così come, fino a pochi anni fa, anche da noi era insolito riportare a casa gli avanzi della cena a ristorante nella “doggy bag”, ma ora le cose stanno cambiando. E ancora l’uso di luci a led, ridurre il consumo di corrente elettrica, ma anche utilizzare la bicicletta o i mezzi pubblici per muoversi. Altre azioni virtuose riguardano la gestione delle nostre città, aumentando il verde e recuperando l’acqua piovana; realizzare i tetti delle nostre case con colori chiari per ridurre le radiazioni solari assorbite e aumentare quelle riflesse. E poi le piante sono in grado di abbassare la temperature e perfino di assorbire il particolato».

Un capitolo a parte è poi rappresentato dall’alimentazione: «La produzione di metano dovuta all’allevamento di mucche, in generale, pesa per circa il 30% a livello globale. Altro aspetto importante è poi il consumo di acqua da parte di una gallina, di un maiale, di una pecora o di un bovino. L’agnello emette circa 39 chilogrammi di CO2 per chilo di carne consumata, invece i broccoli ne consumano solo due. Quindi ridurre il consumo di carne, piaccia o no, ha un effetto enorme sulle emissioni di CO2. Tra l’altro, uno studio pubblicato sulla rivista “Nature” dimostra come passando dal consumo di carne bovina al pesce, si possano ottenere degli effetti positivi attraverso l’assimilazione della vitamina B 12 che riduce, per esempio, i problemi cardiovascolari, riduce le deficienze di omega 3. L’aspetto più importante è che la riduzione emissioni di CO2, passando dalla carne al pesce, è abbastanza generalizzato su tutto il globo. Un altro aspetto che incide è la riduzione dell’acquisto e del consumo di generi alimentari che vengono trasportati con gli aerei. Questo è folle! Un chilogrammo di ciliegie che viene dal Cile deve percorrere 12 mila chilometri, consuma 6 chilogrammi di petrolio, emette 21 chilogrammi di anidride carbonica, così come 1 chilogrammo di mirtilli o di angurie. Quindi acquistare prodotti a chilometri zero è fondamentale».

E per ridurre le emissioni di gas climalteranti e combattere i cambiamenti climatici, molto dovrebbe passare attraverso un utilizzo sapiente del Pnrr: «Questo fondo – ricorda il docente – ci è stato dato parte in prestito e in parte a fondo perduto per andare a colmare sei nostre grandi lacune (1. Digitalizzazione, innovazione, competitività, cultura e turismo; 2. Rivoluzione verde e transizione ecologica; 3. Infrastrutture per una mobilità sostenibile; 4. Istruzione e ricerca; 5. Coesione e inclusione; 6. Salute), quindi è un’opportunità enorme e dev’essere utilizzato per realizzare tutte quelle azioni virtuose che abbiamo elencato. Così se la politica utilizza quei fondi agendo su uno di questi sei punti, allora forse quei soldi vengono utilizzando bene, altrimenti no. Questo è un aspetto molto importante, perché il Pnrr finirà nel 2026, che è dopodomani, e se per allora non avremo creato un’Italia e un’Europa migliore, saranno problemi perché ci ritroveremo solo debiti da pagare».

In conclusione il professor Piero Di Carlo ha rivolto un plauso all’enciclica ambientale “Laudato si’” di Papa Francesco: «Innanzitutto – constata entusiasta il docente – è stupendo il fatto che c’è un capitolo intero che mette insieme inquinamento e ai cambiamenti climatici: «Io, di solito – ammette lo scienziato -, devo sgolarmi nel dire che inquinamento e cambiamenti climatici sono due facce della stessa medaglia. Qualcuno l’ha scritto, quindi chi l’ha scritto ha capito e questo mi rincuora tanto vederli insieme e io li voglio vedere se dico sempre. Il clima è una cosa che riguarda tutti a livello globale, è un bene comune. Poi nell’enciclica si legge un’altra frase importante: “Gli esseri umani distruggono la diversità biologica della creazione di Dio. Gli esseri umani compromettono l’integrità della terra, contribuiscono al cambiamento climatico. Gli esseri umani inquinano le acque. Un crimine contro la natura è un crimine contro noi stessi e un peccato contro Dio”. Visto con l’occhio di chi, forse, più o meno queste cose un po’ le studia così, vi dico che è scritta molto bene anche anche, anche nel mettere insieme i paragrafi dell’indice».

L’intervista realizzata da Radio Speranza al professor Piero Di Carlo
About Davide De Amicis (4403 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985, laureato in Scienze della Comunicazione all'Università degli Studi di Teramo, è giornalista professionista. Dal 2010 è redattore del portale La Porzione.it e dal 2020 è direttore responsabile di Radio Speranza, la radio della Chiesa di Pescara-Penne. Dal 2007 al 2020 ha collaborato con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato è stato direttore responsabile della testata giornalistica online Jlive radio, ha collaborato con Radio Speranza, scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" e sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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