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“La Terza guerra mondiale a pezzi può diventare un’unica guerra”

"L’alternativa alla guerra - rilancia il cardinale Matteo Zuppi - è riprendere a trattare con buona volontà e rispetto dei vicendevoli diritti – rilancia Zuppi -. Non bisogna smettere di credere che si può arrivare a comprendersi! Non è ingenuità, ma responsabilità! Ogni guerra, come ripete il Papa, è sempre un fallimento della politica e dell’umanità, una resa vergognosa, una sconfitta di fronte alle forze del male. Questa sconfitta la pagano soprattutto i piccoli"

Lo ha affermato ieri il cardinale presidente della Cei Zuppi, aprendo i lavori dell’Assemblea generale straordinaria dei vescovi ad Assisi

Il cardinale Matteo Zuppi apre i lavori dell'Assemblea generale della Cei - Ph: Cristian Gennari/Siciliani

Sono partiti ieri pomeriggio ad Assisi, per concludersi giovedì 16 novembre, i lavori dell’Assemblea generale straordinaria dei vescovi Conferenza episcopale italiana aperti dalla prolusione del cardinale presidente Matteo Zuppi: «Il primo pensiero – esordisce il porporato – è rivolto alle guerre che dominano gli scenari del mondo, con il loro tragico seguito di morti, violenze, distruzioni, barbarie e profughi. Queste guerre fanno temere che la Terza Guerra mondiale a pezzi – come ripete da tanti anni Papa Francesco – possa diventare un’unica guerra. Non è pessimismo, ma realismo e responsabilità, che portano a chiedere che il mondo si fermi sulla via della guerra!».

Da qui il monito del cardinale Zuppi: «Che il mondo – esorta – non accetti che sia solo l’uso delle armi a regolare i conflitti! Che i responsabili politici considerino qual è il prezzo di tanti conflitti, l’eredità avvelenata alle generazioni future e scelgano strumenti condivisi e sovranazionali di composizione di conflitti. Non c’è pace senza sicurezza e questa non può essere garantita solo dalle armi! La pace è il problema dei problemi, perché la guerra genera ogni male e versa ovunque i suoi veleni di odio e violenza, che raggiungono tutti, pandemia di morte che minaccia il mondo. Tutto è perduto con la guerra. Lo sappiamo, ma non impariamo! Addirittura tanta cultura diventa cedevole nell’accettazione della guerra come fosse una compagna naturale, se non dolorosamente benefica, della storia dei popoli».

Da qui l’invito del presidente della Cei a seguire un’altra strada: «L’alternativa alla guerra è riprendere a trattare con buona volontà e rispetto dei vicendevoli diritti – rilancia Zuppi -. Non bisogna smettere di credere che si può arrivare a comprendersi! Non è ingenuità, ma responsabilità! Ogni guerra, come ripete il Papa, è sempre un fallimento della politica e dell’umanità, una resa vergognosa, una sconfitta di fronte alle forze del male. Questa sconfitta la pagano soprattutto i piccoli».

I vescovi riuniti ad Assisi – Ph: Cristian Gennari/Siciliani

Quindi il cardinale Matteo Zuppi ha ricordato gli ultimi passi compiuti dalla Chiesa per favorire la pace: «Alla parola il Santo Padre ha voluto unire l’azione – ricorda il cardinale -, come nel caso della martoriata Ucraina, quando si è detto disponibile ad agire per la pace e per scopi umanitari. Mi ha fatto l’onore di incaricarmi – come suo inviato – di portare di persona il suo interessamento per la pace e le questioni umanitarie sia a Kyiv sia a Mosca. Ho avuto modo di parlare con i governanti, di visitare luoghi tragici come Bucha, di pregare per la pace in santuari significativi per i credenti ucraini e russi. Il Santo Padre mi ha inviato inoltre a discutere del futuro del conflitto, nato dall’invasione russa, anche a Washington e Pechino. La pace richiede il concorso di tutti. Ho visto come esistano fili tenui per la pace e l’esercizio dell’umanità: tenui ma reali, messi in discussione dall’assenza di dialogo che può, invece, rafforzali. Occorre tanta insistenza e la convinzione che è la pace il destino, non la guerra o l’ingiustizia. Stretta è la comunione con le Chiese cattoliche locali e la Chiesa greco-cattolica ucraina, con il suo primate con cui ho avuto la gioia di concelebrare a Bologna, nella cattedrale metropolitana».

Un lavoro che, idealmente, il presidente della Conferenza episcopale italiana non ha svolto da solo: «In questa azione di pace, voluta da Papa Francesco – riconosce il porporato -, ho potuto sentire il sostegno della vostra preghiera, delle nostre comunità e davvero di tanti. Vi ringrazio di cuore. Molte nostre realtà, nelle varie espressioni, hanno avviato aiuti umanitari, tanto apprezzati dagli ucraini, in un periodo in cui in Europa rischia di calare la tensione nell’accoglienza dei profughi ucraini e nella solidarietà. Dopo l’esperienza dei soggiorni estivi si sta anche verificando la possibilità di organizzare accoglienze presso famiglie, sul modello adottato in occasione del disastro di Chernobyl. Mi auguro che siano tante, per alleviare un poco le ferite dei più piccoli e aiutarli a guardare con speranza il futuro. Come sempre farà bene anche a noi!».

E il cardinale Zuppi ha parlato anche della guerra in corso tra Israele e Hamas: «Le lacrime sono tutte uguali – precisa il presidente dei vescovi italiani -. Ogni uomo ucciso significa perdere il mondo intero. L’odio non deve mai giustificare la violenza contro gli innocenti. A Gaza, in particolare, si lascino spazi per garantire gli aiuti umanitari e siano liberati subito gli ostaggi. Che nessuno abbandoni la possibilità di fermare le armi. Cessi il fuoco! Il brutale attacco terroristico di Hamas il 7 ottobre scorso ha dolorosamente e vilmente colpito Israele con tanti morti innocenti e il seguito dei rapiti nelle mani dei terroristi, sulla cui sorte trepidiamo e chiediamo siano restituiti alle loro famiglie. Rispondendo alla domanda di un giornalista in una conferenza stampa, il cardinale Pizzaballa – cui va sempre il nostro pensiero grato – si è detto disponibile a offrirsi in cambio per la liberazione degli ostaggi. Lo sosteniamo con affetto e riconoscenza, perché testimonia la vicinanza pacifica della Chiesa cattolica a tutti coloro che sono nella sofferenza e indica con coraggio la via della riconciliazione e della difficile ma indispensabile soluzione politica. L’attacco ha sconvolto il popolo israeliano e suscitato la reazione militare d’Israele contro Hamas sulla striscia di Gaza. Questa a sua volta ha causato al popolo palestinese, in gran parte profughi, migliaia di vittime innocenti, molti dei quali bambini».

About Davide De Amicis (4441 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985, laureato in Scienze della Comunicazione all'Università degli Studi di Teramo, è giornalista professionista. Dal 2010 è redattore del portale La Porzione.it e dal 2020 è direttore responsabile di Radio Speranza, la radio della Chiesa di Pescara-Penne. Dal 2007 al 2020 ha collaborato con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato è stato direttore responsabile della testata giornalistica online Jlive radio, ha collaborato con Radio Speranza, scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" e sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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