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Cei: “Tacciano le armi e il conflitto lasci spazio alla pace”

"Lo “ius scholae” – osserva il Consiglio episcopale permanente Cei - costituisce uno strumento di inclusione dei migranti ed è un tema di cultura. Le Chiese in Italia sono chiamate a mettersi in ascolto delle istanze del territorio, ma anche ad affinare i dispositivi culturali per relazionarsi con il mondo politico e sociale così da diventare sempre di più luogo di dialogo e comprensione"

Lo ha affermato il Consiglio episcopale permanente riunito in sessione straordinaria

Il cardinale presidente della Cei Matteo Maria Zuppi - Ph: Christian Gennari/Siciliani

«Le armi possano tacere e il conflitto lasci presto spazio alla pace». È l’auspicio espresso ieri, nel comunicato finale, dal Consiglio episcopale permanente che, in videoconferenza, si è riunito in sessione straordinaria. Si apprende che il vicepresidente della Cei monsignor Francesco Savino ha condiviso con i confratelli quanto vissuto in Ucraina, dov’è stato nei giorni scorsi insieme alla Carovana della pace organizzata da #Stopthewarnow. I vescovi, che hanno espresso «partecipazione al dolore di quanti sono stati colpiti dal crollo sul ghiacciaio della Marmolada, assicurando preghiere di suffragio per le vittime affidandole all’abbraccio misericordioso del Padre», hanno anche rivolto un appello «perché tutti facciano la propria parte per proteggere la Casa comune, perseguendo uno sviluppo sostenibile e integrale».

Il Consiglio episcopale permanente della Cei ha quindi manifestato «forte solidarietà alle missionarie e ai missionari che, in tutto il mondo, spendono la vita per il Vangelo e a servizio degli ultimi». I componenti del Consiglio permanente, in particolar modo, hanno sposato le parole del cardinale presidente, Matteo Zuppi, che, nel suo indirizzo di saluto, ha ricordato il sacrificio di suor Luisa Dell’Orto, Piccola sorella del Vangelo di Charles de Foucauld uccisa il 25 giugno a Port-au-Prince, ad Haiti, ringraziando «quanti operano in contesti difficili, spesso di guerra, mostrando il volto di una Chiesa materna e misericordiosa. La loro testimonianza incoraggia la Chiesa a vivere in pienezza la sua dimensione missionaria, con il coinvolgimento dell’intera comunità».

Quindi i presuli si sono soffermati sullo “Ius scholae”, il provvedimento in discussione alla Camera dei deputati che – una volta approvato – consentirebbe il riconoscimento della cittadinanza italiana per i giovani appartenenti ad un contesto migratorio nati in Italia o arrivati prima del compimento dei 12 anni, che risiedano legalmente e che abbiano frequentato regolarmente almeno 5 anni di studio nel nostro Paese, in uno o più cicli scolastici. Inoltre, se questi 5 anni sono comprensivi della frequenza della scuola primaria, allora viene richiesto anche il superamento del ciclo di studi con esito positivo come elemento determinante per il riconoscimento della cittadinanza: «Lo “ius scholae” – osserva il Consiglio episcopale permanente Cei – costituisce uno strumento di inclusione dei migranti ed è un tema di cultura. Le Chiese in Italia sono chiamate a mettersi in ascolto delle istanze del territorio, ma anche ad affinare i dispositivi culturali per relazionarsi con il mondo politico e sociale così da diventare sempre di più luogo di dialogo e comprensione. Lo sguardo evangelico deve abbracciare anche la cultura, illuminando tutti gli ambiti che riguardano la persona, dal concepimento al fine vita, dall’accoglienza alla dignità del vivere. Si colloca in quest’orizzonte la riflessione sullo ius scholae e sulla cittadinanza che costituisce uno strumento di inclusione dei migranti ed è un tema di cultura». Riprendendo poi le parole del cardinale Zuppi nella relazione introduttiva, secondo cui «il fenomeno migratorio richiede un approccio umanitario e di sistema», è stato ricordato che quello della cittadinanza è un argomento al centro dell’attenzione della Chiesa in Italia, fin dal Convegno Ecclesiale di Verona del 2006.

Quindi la sessione straordinaria del Consiglio episcopale permanente ha approfondito quelli che saranno i prossimi passi del Cammino sinodale delle Chiese in Italia, prendendo in esame la bozza del documento affinché prosegua la fase narrativa (2022-2023). Questo testo raccoglie i frutti del primo anno di ascolto, perfezionato con le riflessioni e le proposte emerse durante l’incontro nazionale dei referenti diocesani, che si è svolto a Roma dal 13 al 15 maggio, con la partecipazione dei vescovi rappresentanti delle Conferenze episcopali regionali e, in seguito, durante la 76ª Assemblea generale della Cei (Roma, 23-27 maggio), alla quale hanno partecipato, nelle giornate del 24 e 25 maggio, 32 referenti diocesani, ovvero due per ogni Regione ecclesiastica. Le priorità riguardano «la crescita nello stile sinodale e nella cura delle relazioni, l’ascolto dei ‘mondi’ meno coinvolti nel primo anno, la promozione della corresponsabilità di tutti i battezzati, lo snellimento delle strutture per un annuncio più efficace del Vangelo».

Per proseguire l’ascolto vengono così indicati tre “cantieri sinodali”, dei laboratori aperti, da adattare liberamente a ciascuna realtà, scegliendo quanti e quali proporre nei rispettivi territori: «Ogni diocesi – si legge nel comunicato finale – potrà aggiungerne un quarto, valorizzando una priorità risultante dalla propria sintesi diocesana o dal Sinodo che sta celebrando o ha concluso da poco. Gli interventi dei vescovi, insieme ad altri contributi scritti giunti dalle Conferenze episcopali regionali con il coinvolgimento dei referenti diocesani, hanno permesso di precisare metodi e contenuti».

Tra l’altro, è stato fatto presente di considerare che gli ulteriori passi del Sinodo verranno compiuti nel triennio di preparazione al Giubileo del 2025: «Che sarà un’opportunità – sottolinea il Consiglio episcopale permanente – per “riscoprire” le Costituzioni del Concilio Vaticano II». Il testo, approvato e completo, verrà diffuso nei prossimi giorni. Il Gruppo di coordinamento nazionale, a cui il Consiglio Permanente ha rivolto un particolare ringraziamento per il lavoro svolto finora e per quanto continuerà a fare, è chiamato a pubblicare per l’inizio di settembre un piccolo sussidio metodologico in cui presentare la proposta dei “cantieri sinodali” e della loro restituzione alla fine del secondo anno della “fase narrativa”: «Nelle prossime settimane – concludono i vescovi – verranno raccolte, dalle singole diocesi, alcune esperienze di “buone pratiche” da mettere a disposizione di tutte le Chiese locali, per disporre di idee collaudate, utili per allargare la consultazione al maggior numero possibile di persone e di ambienti». Infine, è stata rimarcata la necessità di una verifica delle strutture della Cei «in vista di un migliore funzionamento e di una maggiore partecipazione di tutti gli organismi».

About Davide De Amicis (3929 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985, laureato in Scienze della Comunicazione all'Università degli Studi di Teramo, è giornalista professionista. Dal 2010 è redattore del portale La Porzione.it e dal 2020 è direttore responsabile di Radio Speranza, la radio della Chiesa di Pescara-Penne. Dal 2007 al 2020 ha collaborato con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato è stato direttore responsabile della testata giornalistica online Jlive radio, ha collaborato con Radio Speranza, scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" e sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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